Running without sound chapter XIV

Edo era prono sul letto della sua nuova camera, il viso affondato nel cuscino.

Voleva nascondersi dal mondo o forse solo da se stesso.

Si girò sul fianco e lo sguardo gli cadde sulla busta di Michela.

In un attimo si ritrovò nel passato.

Si vide in piedi, la lettera tra le mani, prima euforico, poi dopo averla letta turbato, si ricordò di come Roberto lo avesse consolato, le sue mani morbide, le sue labbra calde, tuttavia poco più di mezzora più tardi era di nuovo solo nella propria camera, pietrificato, incapace di muovere un muscolo.

Perché aveva così importanza che il suo primo bacio fosse stato con qualcuno del suo stesso sesso? Perché si tormentava?

L’anno prima Angelo gli aveva raccontato di un loro coetaneo che aveva un grande successo con le ragazze e di come una sera lo avessero visto uscire da un noto locale gay, abbracciato ad un altro ragazzo.

Ricordava ancora i commenti pungenti di Angelo, ciò che aveva colpito il suo amico non era tanto la circostanza che quel ragazzo, che conosceva di vista, fosse gay, quanto che fosse riuscito ad ingannare tutti sul proprio orientamento sentimentale.

Angelo aveva aggiunto che non avrebbe mai dubitato di Edo, lui certo non era “dell’altra sponda”.

Edo non aveva fatto commenti, ma quell’espressione, “l’altra sponda”, lo aveva sconvolto, quel termine “gridava” esclusione, distanza, alterità rispetto ad una normalità.
Talvolta non si sentiva completamente sicuro di se stesso e del proprio orientamento, ma tendeva a imputare questa incertezza ad una incapacità di relazionarsi, ad immaturità.
Ora tutto era diverso, aveva baciato un ragazzo.

Bastava questo per essere gay? Non avrebbe saputo dirlo con certezza.

Udì un leggero ticchettio sulla porta, che qualche secondo più tardi a poco a poco si aprì, lasciando apparire un paio di vispi occhi castano chiaro, incoronati da un ciuffo di capelli biondi.

Suo fratello bussava sempre nello stesso modo e spesso entrava prima di aver atteso il permesso per farlo, ma sempre con una personale innata gentilezza.

Mattia lo osservò con il suo tipico sguardo, in parte sbarazzino, in parte serio.

Aveva compiuto da poco quattordici anni, ma era di una maturità ed intelligenza sorprendenti.

Edo aveva l’impressione che il fratello fosse capace di captare anche i suoi più reconditi pensieri.

Gli fece segno di avvicinarsi e lo abbracciò, accarezzandogli delicatamente i capelli.
Mattia sorrise, seppur in silenzio esprimeva affetto incondizionato e sostegno.

Edo non disse nulla, non era certo che Mattia fosse in grado di capire il suo dilemma, tanto meno di suggerirgli una soluzione, ma il suo abbraccio gli fece sentire che tutto andava bene, almeno in quel momento.

Una sensazione di calore benefico avvolse Edo, che non poté però goderne a lungo, alcuni colpi, possenti e ben assestati, che qualcuno stava infliggendo alla porta della sua stanza lo riportarono nel tempo presente.

Giacomo era arrivato.

Testo di Andrea Ferrari e GiuliaClaudia Ferrari

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Andrea e GiuliaClaudia Ferrari