Running without sound chapter XIII

Edo sedeva a cavalcioni sul muretto che congiungeva gli archi del cortile porticato dell’Università.

Sorseggiava una bibita, riflettendo sui primi giorni della sua nuova vita.

Era un novembre tiepido, ogni anno le temperature salivano, a poco a poco ma percettibilmente, il freddo degli anni della sua infanzia era ormai un lontano ricordo.

L’inizio degli studi era stato piacevole, le lezioni erano coinvolgenti, i compagni simpatici.

Si sentiva diverso, il passaggio dalla scuola superiore all’università gli aveva giovato, era più sicuro di sé e, talvolta, aveva persino l’impressione di essere pronto ad affrontare con coraggio il mondo.

Non poteva definirsi felice, ma era sicuramente più sereno.

Finì la lattina e la gettò nell’apposito contenitore appoggiato vicino al muro.

L’Università incentivava la corretta raccolta dei rifiuti.

Si incamminò verso l’aula, aveva ancora un’ora di lezione quel giorno, poi sarebbe rientrato nella stanza dell’appartamento che condivideva con altri studenti.

Controllò velocemente il cellulare, nulla di particolare attirò la sua attenzione.

Alzò lo sguardo, mancavano pochi passi alla porta dell’aula, altri ragazzi si stavano avvicinando, insieme con lui.

Improvvisamente volse lo sguardo verso il cortile e, quasi per caso, lo vide.

Roberto era in piedi vicino ad un gruppo di studenti, alcuni accanto a lui, altri seduti di fronte.

Sembrava felice!

E tutto gli tornò in mente, sentiva quasi sulle labbra il calore di quel bacio.

Dopo quella serata Edo si era chiesto spesso per quale motivo non avesse avuto il coraggio di dare un seguito a quanto era inaspettatamente accaduto.

Aveva provato qualcosa per Roberto, era evidente, e quel sentimento non lo aveva certo lasciato indifferente.

Roberto, dal canto suo, dopo quel giorno lo aveva cercato con insistenza.

Per diverse settimane Edo lo aveva ignorato, aveva persino accuratamente evitato i posti dove avrebbe potuto incontrarlo, non aveva mai risposto ai suoi messaggi, né tanto meno alle telefonate, insomma si era dileguato … proprio come aveva fatto con Michela.

Alla fine, però, aveva deciso di affrontarlo.

Si erano scambiati un messaggio ed incontrati nella palestra della scuola, dopo le lezioni, quando i corridoi erano ormai deserti.

Si erano guardati negli occhi per un istante, che ad Edo era sembrata un’eternità, poi Roberto aveva cominciato a parlare, gli aveva chiesto esplicitamente di essere il suo ragazzo, l’attrazione tra di loro era palese, come poteva negarla? Roberto era certo che il bacio non avesse lasciato Edo indifferente, non vi erano ragioni, a suo avviso, per non stare insieme.

Edo era rimasto in silenzio, il cuore gli batteva forte, ma al tempo stesso si sentiva a disagio.

Roberto gli aveva preso le mani, delicatamente, Edo inizialmente lo aveva lasciato fare, ma poi si era ritratto, spaventato. Era solo riuscito a dire, con un filo di voce, che gli dispiaceva, che non dovevano più vedersi.

Una lacrima gli era scesa sulla guancia mentre scappava dalla palestra deciso a non voltarsi indietro.

Due giorni dopo si erano incontrati per caso e Roberto lo aveva fissato per un attimo con gli occhi lucidi.

Edo era rimasto fermo davanti all’aula, totalmente immerso in quei ricordi, avrebbe finito per perdersi l’ora di lezione se non fosse sopraggiunto Giacomo, un compagno di corso, ad esortarlo ad entrare insieme a lui.

Prima di varcare la soglia Edo lanciò un ultimo sguardo a Roberto, così si accorse che teneva per mano un ragazzo, probabilmente stavano insieme, questo pensiero gli procurò all’istante una fitta allo stomaco.

Testo di Andrea Ferrari e GiuliaClaudia Ferrari

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Andrea e GiuliaClaudia Ferrari