Trying to find the sun Chapters I – XV

L’inizio o la fine

14 novembre ore 9.06

L’incubo peggiore è iniziato il 13 settembre nelle prime ore del pomeriggio, da allora sono seguiti cinque ricoveri in città diverse.

Sino ad oggi non avevo sentito la necessità di scrivere.

Non so se Federico riuscirà a superare questa ennesima prova, ma so che alla fine di questo percorso non sarò più la stessa, né fisicamente, né mentalmente.

Forse lasciare una traccia di quanto ci è accaduto e ci accadrà sarà utile a qualcuno.

Esistono almeno tre piani di lettura: quello semplicemente narrativo, quello legale e, infine, quello buddista.

Il primo è l’analitica narrazione dei fatti, il secondo è quello degli stessi fatti letti da chi opera nel settore della giustizia, l’ultimo, il più profondo, quello sul quale sarà incentrato il racconto, è quello di chi professa il Buddismo da esattamente tre decenni.

I tre piani sono allineati e apparentemente non si intersecano, in realtà interagiscono ed influiscono l’uno sull’altro e a seconda di quello che prevale quale lente di lettura la prospettiva muta completamente.

Per restare ai fatti siamo in attesa di una telefonata per un sesto ricovero in sessantadue giorni.

19 novembre ore 17.20

La telefonata è arrivata il 14 novembre alle 20:24, lo stesso giorno in cui ho deciso di iniziare questo diario, si trattava di un preallarme trapianto.

La conferma è giunta attraverso due successive chiamate ed alle 21:30 siamo partiti, Federico in ambulanza io in auto.

Alle tre del mattino ho salutato Federico.

L’intervento è iniziato alle otto, ma il trasferimento in sala operatoria è avvenuto alle sei.

Prima di consegnare il cellulare Federico mi ha inviato un sms, poche frasi incisive che terminavano con “Nam myoho renge kyo”.

L’operazione si è conclusa nel pomeriggio verso le diciasette.

Durante le lunghe ore dell’intervento avrei potuto rimanere in sala d’attesa o andare in un albergo, ma ho sentito la necessità di tornare a casa, non solo perché ero sfinita, non dormendo da giorni, ma soprattutto perché volevo recitare daimoku per Federico davanti al mio Gohonzon.

Avevo la necessità di riavere, per qualche ora, l’illusione della normalità, della quotidianità: il nostro letto, una doccia, un caffè nella nostra cucina, le coccole ad Ameliè (la nostra gattina).

Il viaggio di ritorno dall’ospedale a casa ha comportato, come sempre, almeno due ore di tragitto su strade impervie e fitte di cantieri.

Chi guidava in prossimità dell’arrivo ha avuto un colpo di sonno ed abbiamo rischiato di colpire frontalmente l’auto che procedeva nella corsia opposta.

Federico è sopravvissuto al trapianto.

So che si è trattato di un vero e proprio “miracolo”, la realizzazione di quell’obiettivo che sembrava impossibile quando ce lo eravamo posto solo un mese prima.

Sono consapevole anche del fatto che Federico, il più delle volte, ha recitato daimoku per compiacermi o per la mia felicità e non per fede.

Al momento non mi vergogno ad ammettere che la sensazione prevalente è quella di essere fisicamente distrutta.

Ho rivisto Federico il sedici novembre, mi ha riconosciuta, era sveglio ma confuso, non ricordava di aver subito il trapianto.

Il nostro incontro, purtroppo, è stato turbato dalla presenza dell’infermiera che in quel momento si occupava della sua assistenza.

Come potrei definirla? Sgarbata, incurante, scontrosa, impaziente, impertinente, maleducata, non professionale….ovviamente questo é solo il mio punto di vista.

Ho capito subito che era infastidita dal mio recitare gongyo e daimoku, a bassa voce, vicino al letto di Federico.

Ho cercato di essere amichevole, di spiegarle che stavo pregando, che ero buddista e che Federico si tranquillizzava con il suono del daimoku.

Ho cercato di parlarle di Federico e della malattia che lo aveva costretto al trapianto, poi, avendo compreso che non riusciva a comunicare con lui, le ho riferito che il suo udito era pessimo e che, quindi, avrebbe dovuto parlargli standogli accanto.

Le ho anche detto che lei e Federico erano colleghi, ma ogni tentativo di approccio amichevole è stato inutile, è diventata, se possibile, ancora più ostile, ha iniziato a rimproverarmi ad alta voce, perché secondo lei mi ero spostata troppo in prossimità dell’uscita dalla stanza, infine, mi ha urlato che evidentemente non ero in grado di leggere, attirando l’attenzione di tutti i presenti: infermieri, medici, inservienti, parenti di altri pazienti.

Ho pensato che quel momento per me e Federico era importante, la sua vita era appesa ad un filo, avevamo temuto di non rivederci quando ci eravamo salutati il giorno prima ed anche quello poteva essere l’ultimo momento insieme per noi.

Era davvero intollerabile subire, in quelle circostanze, un simile trattamento, ma soprattutto lo era vedere come l’infermiera trattava Federico: come se fosse un ingrato compito da svolgere il più velocemente possibile, come se lui fosse un oggetto.

Pervasa da tristezza, rabbia, collera, impotenza, ho deciso che per non turbare ulteriormente Federico fosse meglio uscire velocemente dalla sua stanza, anche se avevamo ancora dieci minuti da trascorrere insieme e così l’ho salutato, con la mano, cercando di ricacciare indietro le lacrime, senza avvicinarmi più al letto.

All’infermiera ho rivolto poche parole, non le ricordo neppure con esattezza, ma ho rimarcato l’inaccettabilità del suo comportamento.

Solo più tardi ho compreso a cosa si riferisse quando aveva urlato che non sapevo leggere: appeso alla porta esterna d’ingresso al reparto è collocato un foglietto con il quale si avvertono i visitatori di non uscire dalla stanza del paziente con camice, guanti e mascherina, tuttavia, le stanze all’interno del reparto non hanno porte ed il suddetto confine, da me ribattezzato “la linea rossa”, non ha una demarcazione, quindi, può capitare di oltrepassarlo anche inavvertitamente: è proprio quello che era accaduto a me.

Prima di lasciare l’ospedale ho deciso di riferire il comportamento dell’infermeria alla responsabile del reparto, affinché quanto accaduto non si ripetesse, non solo con Federico o con me, ma soprattutto con altri pazienti o famigliari.

A fronte delle mie rimostranze la Dottoressa da un lato non sembrava affatto stupita, dall’altro cercava di difendere l’operato dell’infermiera.

Solo in seguito ho appreso che trattare in quel modo i pazienti ed i loro parenti a quanto pare rientrava nel suo modus operandi.

“Ogni dolore, ogni rabbia, ogni sofferenza, ogni frustrazione che senti a causa di un altro essere umano….”

Ho sempre tenuto un diario, da che ne ho memoria, non avevo più di sei anni quando ho iniziato a scrivere, anche la scelta del quaderno sul quale annotare i miei pensieri è sempre stata importante; il mio ultimo diario è un quadernetto rilegato in pelle nera con un laccio in cuoio del medesimo colore, che lo avvolge.

L’ho acquistato quando Federico era già in ospedale e viaggia sempre con me, custodito in una delle tre borse che porto faticosamente appresso: una minuscola con i cellulari, il portafoglio e le chiavi, una di lavoro con le pratiche in scadenza, una che contiene ogni altra cosa mi possa servire……….compreso il diario.

Dal 2009, tuttavia, ho anche un diario virtuale sul pc di casa.

Questi sono i pensieri, le sensazioni, le riflessioni e le annotazioni scritte sul diario virtuale nei giorni successivi all’intervento dal venti al ventiquattro novembre:

20 novembre ore 9

Sento ogni giorno più profondamente che c’è una parte di me che dovrò abbandonare, anche se ha da sempre concorso ad identificare la mia personalità, fatico a lasciarla andare, a relegarla nel passato, è stata utile negli anni, tuttavia, ora confligge con la mia rivoluzione umana e mi tiene ancorata a vecchi schemi di comportamento, schemi che possono essere utilizzati nel mio lavoro, ma non nella mia quotidianità.

E’ doloroso rinunciare ad un aspetto tanto radicato di se stessi, si dovrebbe invero cercare di trasformarlo senza amputarlo con violenza…. da oggi ci proverò.

22 novembre ore 22

La malattia tanto più è grave, tanto più diviene totalizzante, assorbe ogni energia fisica e mentale, assorbe il tempo, cambia il rapporto con se stessi e con gli altri, costringe ad intraprendere una battaglia quotidiana per affermare e veder riconosciuta la propria identità, la propria dignità.

Durante questo impervio e doloroso percorso alcuni faranno di tutto per ostacolarti, per renderti ancora più gravoso combattere, perché la tua sofferenza paradossalmente dará loro sollievo…

Trovo questa ultima considerazione tristissima, tuttavia, purtroppo, si tratta di una constatazione della realtà.

23 novembre ore 10

Ci sono momenti in cui la vita accelera improvvisamente, spazzando via abitudini, “certezze”, punti di riferimento, allora potrai solo cercare un nuovo equilibrio, consapevole che tale ricerca dovrà avvenire ogni singolo giorno, che la tempesta potrà durare a lungo e che da questo viaggio tornerai diversa.

24 novembre ore 23

Nonostante le amare continue delusioni, anche del recente passato, i rapporti umani continuano ad essere uno degli aspetti più importanti della mia vita, da sempre ogni giorno dedico gran parte del mio tempo e delle mie energie a costruire relazioni di valore, relazioni che scartino il superficiale ed abbraccino il profondo, del resto cosa rimarrà domani di noi se non il ricordo negli altri del percorso fatto insieme?

Il confronto ci permettere di crescere, di cambiare, di creare qualcosa di nuovo, arricchisce noi e gli altri, ma per farlo occorre aprire mente e cuore ed essere disposti a rinunciare al nostro egoismo, disposti a rischiare, disposti a condividere.

Quando riesco a non far prevalere l’emotività, quando il mio stato vitale è alto, comprendo che la cosa migliore da fare è mettere in pratica la guida che Sensei ricevette da Toda: “ogni dolore, ogni rabbia, ogni sofferenza, ogni frustrazione che senti a causa di un altro essere umano, trattienila dentro il tuo cuore. Non dimenticarlo mai e fai attenzione a non fare tu a qualcuno quello che pensi di aver subito.”.

La vita è il più prezioso di tutti i tesori

25 novembre ore 17:18

Credo sia finita, credo che Federico non ci sia più, non a livello cosciente almeno, sto facendo daimoku per lui, ho pianto così a lungo che forse ho esaurito le lacrime.

Dalla terapia intensiva è stato trasferito in reparto, avevo gioito per questo, invece già il giorno seguente si è aggravato.

Ora sono a casa, partirò domani all’alba per raggiungere l’ospedale per la sesta volta in dieci giorni, forse per l’ultima volta, i medici non sono ottimisti, non riescono ancora a dosare i farmaci antirigetto, le condizioni di Federico erano disperate quando è avvenuto il trapianto, non azzardano prognosi.

Sento che dovrei lasciarlo andare, come ha sempre voluto, come vorrei io stessa se fossi nelle sue condizioni, poi però recito daimoku, per approfondire.

Federico mi ha ripetuto per anni: “mi raccomando, non permettere mai accanimenti terapeutici”.

Lasciarlo andare dopo aver lottato per la sua sopravvivenza per 18 anni è tutt’altro che semplice.

Certo potrei sbagliare, ma certe cose si sentono nel profondo ed io sento che Federico coscientemente mi ha già lasciato, anche se il suo corpo lotta ancora strenuamente, come ha sempre fatto.

Sono arrivata in quest’isola per vivere con lui 17 anni or sono.

Lo scorso anno, apparentemente senza motivo, avevo pensato che sarebbe stato il suo ultimo Natale e, nonostante la nostra situazione complicata, a differenza dei due anni precedenti, avevo deciso che dovevamo festeggiarlo, come avevano fatto sino al 2011.

Per lasciarci alle spalle, anche simbolicamente, il triste recente passato non avevo voluto utilizzare gli addobbi natalizi degli anni precedenti, così, avevamo comperato un piccolo abete, nonostante le remore sul fatto che potesse sopravvivere dopo l’inverno, avevo decorato ogni stanza della nostra minuscola casa ed avevamo acquistato regali per tutti, anche per la mia famiglia che vive a 1500 km da qui e con la quale non abbiamo mai potuto trascorrere le festività.

E’ passato quasi un anno ed il piccolo abete, da me ribattezzato Vercingetorige, sorprendendoci, svetta ancora rigoglioso sul nostro balcone in attesa di essere nuovamente decorato, del resto, la nostra casa é così fredda ed umida che, anche se non lo avessi messo all’esterno, si sarebbe trovato benissimo.

Quando viaggio da casa all’ospedale vedo già nei nelle abitazioni e nei giardini le luci di Natale, manca solo un mese, questo, se possibile, rende ancora più triste questo periodo.

Non so cosa sarà della mia vita se davvero Federico dovesse morire, ma ora non è il momento di pensarci, non posso permettermi di pensarci, ogni mio pensiero, ogni mia energia è rivolta alla sua sopravvivenza.

Ieri, anche se delirava, per un brevissimo momento credo mi abbia riconosciuta, ero lì accanto al suo letto, lui era legato, mani e piedi, affinché non si ferisse, nelle ore precedenti, infatti, aveva rischiato di farsi seriamente male, strappando con violenza ogni tubicino collegato al suo corpo, le frasi che pronunciava erano sconnesse, ma alla fine mi ha sussurrato: “vai piano, pianissimo”, si riferiva al viaggio di ritorno verso casa, che mi accingevo ad intraprendere in auto e dicendolo ha abbozzato un mezzo sorriso.

Io sono sempre andata piano nella vita, pianissimo, tranne quando mi sono innamorata di lui e ho lasciato, in meno di un anno, tutto e tutti per venire a vivere qui, davvero un’altra dimensione rispetto alla “campana di vetro” nella quale ero cresciuta.

L’impatto nel nuovo ambiente è stato violento e negli anni non si è attenuato.

Indubbiamente il nostro è stato un grande amore, quello per il quale si è disposti a sconvolgere la propria vita, mettendo in discussione ogni cosa e lo posso affermare nonostante quanto ci è accaduto dal 2011.

Non voglio più pensare agli ultimi anni, al tradimento inatteso e devastante che ho subito per tre anni, tradimento che ho scoperto per caso ed in maniera brutale solo nel 2014, tradimento del quale moltissimi sapevano, come nella migliore delle tradizioni.

Non voglio più pensare alle bugie, agli inganni, alle cattiverie subite in quel periodo ed in quello successivo, in particolare ad opera della sua amante, che era una perfetta sconosciuta per me sino alle 20:08 del due agosto di due anni fa, questo non è il momento per farlo.

Semplicemente recito daimoku per Federico e decido di lasciare tutto il resto alle spalle, ripeto a me stessa: “La vita è il più prezioso di tutti i tesori. Anche un solo giorno di vita in più ha maggior valore di dieci milioni di ryo d’oro” (Nichiren Daishonin da “Il prolungamento della vita”).

La vita di Federico è preziosa, farò il possibile per preservarla, ora è la cosa giusta da fare, non permetterò tuttavia, per quanto in mio potere, accanimenti terapeutici.

Per trovare un equilibro dovrò necessariamente aumentare la mia saggezza ed evitare decisioni basate sulla pura emotività, lo devo a lui e a me stessa.

Un “banale” mal di pancia

28 novembre ore 18:05

Federico è sopravvissuto ad uno shock settico.

Il percorso è lungo ed impervio.

30 novembre ore 07:08

Ieri sono stata a trovare Federico, è stabile nella gravità delle sue condizioni.

Oggi dovrebbero sottoporlo ad RCP, trattamento invasivo che ha già subito due volte prima del trapianto.

Tutto è iniziato proprio da una RCP, a settembre, dopo quello che sembrava un banale mal di pancia, ricordo che quando Federico è uscito dalla sala operatoria, se pur confuso per l’anestesia, mi ha sorriso e durante il breve tragitto in ambulanza, dal reparto dell’intervento a quello di degenza, ha ripetuto fiducioso Nam myoho renge kyo, tra lo stupore di chi mi aveva accompagnato a trovarlo.

In quei giorni entrambi eravamo ancora convinti che tutto si sarebbe risolto, invece Federico si è aggravato, è stato sottoposto ad una seconda RCP, poi è subentrata l’infezione da klebsiella, a causa della quale la sua “residenza” è divenuta una camera isolata e sterile dell’ospedale.

1 dicembre ore 19:02

Sono a casa oggi, è giovedì, ieri sera sono stata alla riunione buddista, splende il sole.

In questi giorni ho accettato di seguire un caso pro bono per una associazione, nonostante mi fossi ripromessa di non seguire più associazioni, spero di non dovermene amaramente pentire, come è già successo in passato.

2 dicembre ore 12:06

Attendo notizie dall’ospedale, ieri i medici non me ne hanno date.

4 dicembre ore 11:08

Ieri mi sono recata, in treno, all’ospedale, il viaggio è stato terribile e non solo perché soffro da sempre di cinetosi, i vagoni erano vecchi, sporchi e maleodoranti, il tratto impervio, le fermate prima dell’arrivo infinite.

Oggi sono a casa è il nostro anniversario di matrimonio, il dodicesimo.

Stamane mi sono svegliata con dolori fortissimi al ventre, da poco si sono attenuati.

Ieri sera mi è arrivato un messaggio da un medico che ha seguito Federico nei mesi scorsi, ignoro il motivo per cui ha deciso di inviarmelo, i pensieri al riguardo non sono positivi.

Sino a due mesi or sono non avevo mai dubitato del fatto che Federico fosse curato al meglio.

Ci sono stati momenti di rabbia, di collera prima e dopo il trapianto di Federico per come è stato trattato da alcuni medici, seguiti da momenti di riflessione su me stessa, sulla mia vita e sulla mia fede, non sono riportati nel mio diario cartaceo, ma in quello virtuale, il cinque novembre scrivevo:

“Gran parte degli esseri umani con i quali mi sono relazionata negli ultimi due mesi si sono rivelati privi di qualunque forma di sensibilità, privi di coscienza, privi di moralità, incapaci di comprendere che, oltre a loro stessi, esistono gli altri, esiste un intero universo e che il suddetto universo non gira intorno a loro, al loro spropositato ego o ai loro interessi. Mi chiedo come quelle persone possano addormentarsi tranquillamente ogni notte, al loro posto io non potrei vedere la mia immagine riflessa allo specchio, tuttavia esistono, altresì, persone per le quali vale la pena vivere anche un solo giorno in più, anche nella sofferenza e nel dolore. Cercherò, quindi, di non soffermare, se non per brevi momenti, la mia mente sulla rabbia, il risentimento ed il rancore che umanamente provo, ma sul fatto che alcune persone rendono la loro vita e quella di chi li circonda degna di essere vissuta anche nelle più gravi e cupe circostanze, di questo sarò loro sempre grata.”

Sono parole forti quelle che ho scritto in quei giorni, ma Federico era stato dimesso in attesa di trapianto, morente e contro la mia volontà ed il trasporto in auto dall’ospedale a casa, durato quasi tre ore, lo aveva quasi ucciso, compromettendo ulteriormente le sue possibilità di sopravvivenza.

Si potrebbe pensare che questa sia semplicemente l’opinione di una non addetta ai lavori, coinvolta emotivamente, ma così non é.

Il piano legale e quello buddista mai come in questo caso si intersecano ed influiscono l’uno sull’altro, ma la prioritá é la vita di Federico, ogni altro aspetto, al momento, rimane secondario.

Dovrei lavorare, dovrei uscire a fare la spesa, invece, resto a casa e recito daimoku, ieri ho fatto gongyo vicino al letto di Federico, ogni volta è complicato, nessuno intorno a noi sembra comprendere, ma solo giudicare negativamente.

So quanto é importante per lui sentire la mia presenza, ascoltare il suono di gongyo, questo lo rasserena, lo “riporta” alla nostra quotidianitá e quindi continuerò a farlo ogni volta che potrò, senza farmi scoraggiare o turbare dai giudizi altrui, compresi quelli dei suoi parenti, che disapprovano.

La valigia smarrita

6 dicembre ore 23:30

La notte scorsa, come avviene da giorni, ho avuto incubi terribili.

Oggi sono stata a trovare Federico, le notizie sul suo stato di salute sono pessime.

Come se non bastasse, nel trasferimento dal reparto nel quale era stato prematuramente portato, pochi giorni dopo l’intervento, a quello di rianimazione, hanno smarrito la valigia con i suoi effetti personali.

Per recuperarla è iniziato un “percorso” kafkiano.

Ho prima ingenuamente segnalato l’accaduto all’ufficio competente, convinta che si sarebbe risolto tutto in pochi minuti, anche se lo aveva già fatto la sera precedente, senza esito, Anita, la nostra più cara amica.

La prima cosa che mi è stata detta era che la presunta segnalazione verbale di Anita nel loro computer non risultava e che, quindi, non era certamente avvenuta.

A fronte della mia insistenza gli addetti hanno effettuato, svogliatamente, una ricerca sia nei due reparti che nel magazzino oggetti smarriti, senza trovare alcunché.

Ho quindi dovuto descrivere all’impiegato della reception, per l’ennesima volta e nei minimi dettagli, il bagaglio ed il suo contenuto, per altro, avevo provveduto ad apporvi una vistosa targhetta gialla con tutti i dati di Federico.

Il velato, ma malcelato, intento dell’impiegato era quello di farmi incorrere in errori durante la sesta descrizione del bagaglio, per confermare la tesi che, in realtà, non era stata lasciata alcuna valigia in ospedale.

Ho insistito affinché lo smarrimento, la mia segnalazione ed il mancato ritrovamento del bagaglio fossero documentati, ma mi è stato sgarbatamente risposto che avrei dovuto provvedere io stessa, recandomi in Questura e sporgendo denuncia.

Ero furente, ma ho cercato di dominarmi e ho chiesto un modulo per presentare un formale reclamo, modulo che con riluttanza mi è stato consegnato.

Nel frattempo l’unico impiegato da sempre gentile con i familiari dei pazienti ha continuato le ricerche, nonostante non fosse suo compito e nonostante i suoi colleghi fossero evidentemente infastiditi dal suo prodigarsi.

Non appena ho finito di compilare la scheda di reclamo ed ero pronta a consegnarla la valigia è ricomparsa.

Ero sfinita e mi sono accasciata su una delle sedie della sala d’aspetto, dove ormai sono abituata a trascorrere gran parte delle mie giornate in attesa di quei pochi minuti nei quali mi è concesso vedere Federico che, tuttavia, quasi mai è cosciente.

Non ho potuto evitare di ripensare a quanto mi era già accaduto nel reparto di rianimazione la prima volta che avevo incontrato Federico e sono stata pervasa da una infinita tristezza.

E’ così arduo comportarsi da esseri umani? Evidentemente lo è.

Cercando di controllare l’ansia

8 dicembre ore 20:03

Ieri sera sono stata alla riunione buddista.

Cerco di non abbattermi, cerco di essere fiduciosa, non è affatto semplice.

Il gruppo non sa nulla di Federico, lui non ha mai voluto che raccontassi delle sue condizioni di salute, in particolare alle riunioni ed io, dopo aver chiesto un consiglio ad un responsabile nazionale, ho rispettato sempre la sua volontà, anche se è stato molto complicato.

Questa è una piccolissima città e Federico è molto riservato. La sua è una patologia gravissima e lui non vuole essere trattato diversamente rispetto a chiunque altro.

In questi mesi ho raccontato quello che potevo per giustificare le mie perenni assenze: che la mia salute non era buona, che viaggiavo quasi ogni giorno, lottando per gravi problemi personali, fatti veri, ma che non rappresentano tutti gli aspetti della mia realtà quotidiana.

Anita, invece, conosce da tempo la malattia di Federico e ci è sempre stata accanto, tanto più ora che lui è ricoverato nella città in cui lei vive.

Con Anita ci conosciamo da 17 anni, da quando mi sono trasferita qui, lei allora era la responsabile buddista di riferimento di questa città.

Negli anni è divenuta la più cara amica di Federico, anche se quando li ho presentati sembravano quasi detestarsi, per me è stata ed è una sorella.

Oggi ho dovuto iniziare una terapia antibiotica e non sono potuta partire, il mio medico, nonché amico, Guglielmo, ha categoricamente escluso la mia partenza, almeno sino a quando non sarò guarita.

Ho telefonato in reparto per avere notizie, che sono state pessime.

Quando non è possibile andare in ospedale ci sono due brevi momenti nel corso della giornata per poter telefonare ed avere notizie, dalle 14 alle 15 e dalle 17 alle 18, tuttavia prendere la linea è arduo, inoltre non sempre i medici sono disponibili, spesso sono impegnati con i pazienti o con i parenti degli stessi, inoltre le emergenze nel reparto rianimazione sono, purtroppo, frequenti.

Io sono l’unica autorizzata a telefonare e quando dal centralino mi rispondono che i medici sono impegnati a gestire una emergenza dentro di me sale inevitabilmente l’ansia, ansia che, tuttavia, ho dovuto imparare a dominare, a volte occorre, infatti, attendere il giorno seguente per avere notizie.

Ho anche il compito ingrato di informare familiari ed amici di Federico sul suo stato di salute, anche questo non è semplice, impiego dalle due alle tre ore al giorno per farlo e vengo sottoposta ad infinite domande, spesso percepisco che quanto faccio e quanto fanno i medici non è ritenuto soddisfacente o sufficiente.

La verità è che quando le notizie sono pessime si cercano capri espiatori.

I miei dubbi sono ben altri, ma questo non è il momento per esternarli.

Quando sono a casa trascorro quasi tutta la giornata a fare daimoku, determinando che le condizioni di Federico migliorino, che lui non soffra, di sviluppare fiducia e di trasformare questa ennesima prova in qualcosa di positivo.

Oggi è un giorno di festa sul calendario, il giorno nel quale di solito si addobba l’albero di Natale, ovviamente quest’anno Vercingetorige rimarrà spoglio in balcone.

Sono già trascorsi 24 giorni dal trapianto.

Tamponamento cardiaco

12 dicembre ore 8

La notte tra il nove ed il dieci Federico è quasi spirato.

Dall’ospedale mi hanno telefonato alle quattro e venti del mattino, mi hanno detto che le sue condizioni erano peggiorate e di attendere una successiva chiamata da parte del medico di turno, che mi avrebbe anche comunicato se dovevo partire.

La seconda telefonata è arrivata alle cinque, mi hanno chiesto di partire immediatamente, Federico doveva essere operato d’urgenza a causa di un tamponamento cardiaco.

Il viaggio mi è sembrato infinito.

Domani saranno tre mesi da quando quello che sembrava un mal di pancia si è trasformato in un incubo, anche se, considerata la malattia di Federico, ogni problema apparentemente banale ha da sempre potuto compromettere le sue condizioni: convivere con questo pensiero è stato doloroso ed arduo in questi diciotto anni.

Federico ha superato l’operazione, ma le sue condizioni sono molto gravi, non ho potuto vederlo ma solo parlare un attimo con il medico, nessuna prognosi ovviamente.

Tornata a casa ho ricominciato ad avere forti dolori addominali, devo assolutamente fare una ecografia, Guglielmo teme che si siano riformate le cisti ovariche.

L’amicizia è il tesoro della vita

12 dicembre ore 14

Piove.

Andrea è tornato dalle vacanze venerdì.

Andrea è un punto di riferimento per me e per Federico da ben sei anni, anche se la distanza ci impedisce di frequentarlo, se non quando, raramente, gli impegni di lavoro gli permettono di venire a trovarci.

In realtà ho constatato che la distanza non è affatto un impedimento ai legami affettivi di valore, quasi tutti i miei più cari amici, quelli che sento ogni giorno, abitano in altre città  o addirittura in altre regioni.

La mia vita è cambiata e non solo professionalmente da quando ho conosciuto Andrea, ho sicuramente fatto scelte che non avrei mai fatto se le nostre strade non si fossero incrociate.

Anche in questi mesi la sua presenza, se pur telefonica, è stata fondamentale.

I rapporti di amicizia nella mia vita sono sempre stati essenziali.

Ieri sera ho parlato a lungo al telefono con Massimiliano, ci siamo conosciuti il mese scorso ad una riunione, conversare con lui mi è sempre di grandissimo conforto e mi spinge a lavorare su me stessa.

Con alcune persone, pochissime invero, esiste una sintonia immediata, un legame che sembra derivare “dall’antico passato”.

“L’amicizia è un tesoro prezioso………….. È una sorgente di felicità ………… L’amicizia è il tesoro della vita. Non c’è niente di più bello dell’amicizia.” (Daisaku Ikeda).

“Se abbiamo abbastanza saggezza da distinguere il caldo dal freddo dovremmo cercare un buon amico”*.

Credo che sia davvero così, quando penso ad Anita, Andrea, Massimiliano sento che è davvero così!

Il fatto di essere riuscita, in un momento tanto tragico, ad aprirmi ad un’altra persona, a far “entrare” un nuovo amico nella mia vita è frutto del daimoku.

In passato nei momenti di massima sofferenza non avrei avuto una tale disponibilità, di solito il dolore porta con sé una chiusura, si è portati a vedere solo il problema contingente e la vita diventa “grande” quanto la tua sofferenza, questo è lo stato di inferno, è uno stato interiore che prosciuga ogni energia, occorre esercitarsi, sforzarsi di aprire cuore e mente, di deviare la propria concentrazione dal proprio piccolo ego verso gli altri, verso il mondo, verso la vita.

Oggi il programma è quello di fare daimoku, lavorare e prenotare l’ecografia.

*Nichiren Daishonin da I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia

La lavagnetta rossa e l’auto di Federico

13 dicembre ore 21

Ieri ho finalmente fatto l’ecografia, da quando sono in cura da Beatrice le visite non sono più così stressanti, è stata una vera fortuna conoscerla, è accaduto tre anni fa, proprio nel periodo più buio con Federico, siamo divenute subito amiche e la sua presenza per me è stata, da allora, fondamentale.

Questa volta ha escluso la presenza di cisti, considerato il periodo che sto attraversando è davvero una grande notizia.

Questa mattina è venuta a trovarmi Anita, ha guidato due ore solo per vedermi e per trascorrere con me parte della giornata, poi è ripartita.

Dall’ospedale nessuna notizia di Federico.

15 dicembre ore 9

Ieri sono stata a trovare Federico, era sedato perché gli hanno dovuto praticare una tracheotomia.

Anita ha setacciato la città per trovare una lavagnetta in plastica, come quelle che usano i bambini, così se Federico sarà in grado di scrivere potrà comunicare con noi.

Per ora la lavagnetta rossa fa bella mostra di sé sul tavolino accanto al letto, abbiamo deciso di scriverci Nam myoho Renge Kyo e, giornalmente, i nomi di coloro che vanno a trovarlo, quando sarà cosciente potrà leggerli.

Dal giorno del trapianto sono state davvero rare le volte in cui è stato cosciente, ancor meno quelle in cui ha potuto comunicare, ma Anita ed io continuiamo a fare daimoku ed a sperare.

In ogni caso da sabato scorso, secondo i medici, le sue condizioni sono costantemente migliorate.

Stamani mi sono svegliata stanca, come se non avessi affatto dormito, in effetti ieri è stata una giornata molto pesante e non solo per le ore di viaggio, sei tra andata e ritorno a causa del traffico intenso.

E’ trascorso un mese esatto da quando Federico ha subito il trapianto, avevamo immaginato e sperato che i tempi di recupero sarebbero stati più veloci, invero, ci sono pazienti che sono stati operati lo stesso giorno che ora non si trovano più in rianimazione e che stanno già affrontando, in altro reparto, la riabilitazione, tuttavia, vi sono anche coloro che non si sono più risvegliati dopo l’intervento, uno di questi è proprio nella stanza accanto a quella di Federico, è in coma, vedere ogni giorno la disperazione sui volti della moglie e della figlia è straziante.

16 dicembre ore 11

Mi sono svegliata con un nuovo disturbo: vedo solo nebbia dall’occhio destro, urge visita oculistica, cercherò di farla oggi stesso.

Da qualche anno ho costantemente problemi alla vista, non avevo mai dovuto portare gli occhiali ed ora ne ho tre paia. Oltre alla visita mensile di controllo sono entrati nella mia vita le gocce giornaliere e tanti integratori.

La salute di Federico si è aggravata cinque anni or sono e da allora anche la mia è peggiorata, ho certamente trascurato me stessa, mettendo al centro della mia vita la sua salute, quella di sua madre e di sua zia, ho dato per scontato che la sua patologia e l’età avanzata dei suoi congiunti avessero la priorità su tutto, ma questo ha compromesso la mia salute e ho dovuto anche trascurare la mia famiglia d’origine, non torno a casa da quasi nove anni! Ho stracciato infiniti biglietti aerei negli ultimi otto anni, ogni volta che prenotavo il viaggio per andare a trovare i miei anziani genitori Federico veniva ricoverato o alternativamente sua madre o sua zia stavano male, anche quest’anno avevo comperato un biglietto, sarei dovuta partire il 15 settembre, dopo aver lavorato, come sempre, per l’intero mese di agosto, ma due giorni prima ha avuto inizio l’incubo attuale e così ho annullato per l’ennesima volta il viaggio verso casa.

Mancano nove giorni a Natale

17 dicembre ore 22

Oggi sono in questa città da 17 anni.

Ho chiamato numerose volte l’ospedale per avere notizie, ma senza alcun risultato.

Dopo aver provveduto ogni settimana a far riavviare e lavare l’auto di Federico oggi, dopo tre mesi che era parcheggiata davanti a casa nostra, ho deciso di metterla nel garage di amici: è chiaro che lui non potrà usarla per molto tempo…… mi chiedo se potrà mai più usarla.

Io mi sono opposta strenuamente all’acquisto di quell’auto nell’aprile di due anni fa e non solo perché mi sembrava un inutile capriccio. L’auto di Federico era stata acquistata meno di tre anni prima, mentre la mia da neppure un anno, dopo che a causa di un grave incidente l’utilitaria usata che guidavo da dieci anni era andata completamente distrutta. Tuttavia, come sempre, Federico ha ottenuto quello che voleva grazie anche all’appoggio incondizionato di sua madre, inoltre in quel periodo aveva a disposizione una somma ottenuta attraverso una causa che avevo patrocinato per lui.

Alla luce di quanto ho scoperto successivamente, ovvero la vita parallela che Federico ha condotto per ben tre anni, mi è parso evidente che le scelte scellerate che ha operato in quel momento, alle quali mi sono inutilmente opposta, fossero anche il frutto della sua relazione e dell’influenza che la giovane amante esercitava su di lui…..influenza a dir poco nefasta, del resto il suo stato di salute é precipitato proprio in quel periodo.

Non amo le automobili, per me sono semplici mezzi di locomozione ed in particolare non amo quell’auto, la giudico una inutile ostentazione, non solo per quanto è costata e per il fatto che non fosse necessaria nella nostra vita, ma anche perché era l’auto “di moda” in quel momento.

Non abbiamo mai posseduto una casa, viviamo in un bilocale in affitto, tuttavia, in dieci anni Federico ha sentito la necessità di cambiare tre volte la propria auto!

Questo ultimo acquisto in particolare è totalmente disancorato dai canoni della teoria del valore: bellezza, bene e beneficio (inteso quale vantaggio), non ha portato, infatti, alcun valore nella nostra vita, anzi.

Lasciarla in quel magazzino, in ogni caso, mi ha rattristata.

L’importanza del numero 18

19 dicembre ore 9

Ieri sono stata a trovare Federico in auto da sola, sono partita alle dieci del mattino e rientrata alle alle sedici e venti, non volevo tornare troppo tardi, i problemi che ho alla vista peggiorano di giorno in giorno e rendono rischioso guidare quando la luce scarseggia, queste, per altro, sono le giornate più buie dell’anno, inoltre la strada è sempre disseminata di cantieri, ieri ne ho contati ben otto.

Era domenica, mi sono fermata al distributore, ho fatto il pieno di benzina e via.

Non ho detto ad alcuno che partivo, men che meno a mia madre, si sarebbe agitata inutilmente sino al mio ritorno e ci sono già abbastanza motivi per essere ansiosi. Quando poi si vive a 1500 km di distanza ogni problema viene ingigantito.

Mia madre da quando vivo qui é sempre preoccupata ogni volta che sono alla guida e come potrei darle torto? Le strade sono tortuose e dissestate, il modo stesso di guidare è diverso e, ancora oggi, non ci ho fatto l’abitudine, nella mia Regione mi muovevo a piedi, in bicicletta o sui pattini.

Come se non bastasse ho avuto due gravissimi incidenti, il primo nel 2005 e il secondo nel 2013, in entrambi i casi ero ferma ad un incrocio.

Le auto che guidavo non sono sopravissute ai sinistri, ma i danni più gravi hanno riguardato la sottoscritta.

Dal 2013 rimando l’intervento che il neurochirurgo mi ha consigliato dopo il secondo incidente per rimuovere un edema ed inserire un cuscinetto tra due vertebre, ma del resto ho dato sempre la precedenza alla salute di Federico, di sua madre e di sua zia.

Sono arrivata a trascurarmi così tanto in questi anni da non rendermi nemmeno conto che soffrivo di coliche biliari, anche se i dolori erano atroci, pensavo fossero causati dai miei sbalzi ormonali, così nel 2014, dopo una visita di controllo, il medico mi ha costretta al ricovero immediato affinché mi fosse asportata la cistifellea d’urgenza.

La giornata ieri era soleggiata e la temperatura mite, tra i 14 e i 18 gradi.

Federico è stato trasferito in terapia semi intensiva, in realtà non è molto distante da dove era prima, basta proseguire per qualche metro lungo il corridoio.

La notizia più incoraggiante è che ieri mi ha finalmente riconosciuta ed era anche di buon umore, questo non avveniva dal giorno successivo al trapianto.

Ho pensato subito che, come sempre, il 18 è il nostro numero: ieri era il 18 dicembre.

Maria, una delle mie più care amiche nonché mia responsabile buddista, quando tornò dal Giappone nel 1990 mi disse che le date hanno un profondo significato e mi invitò a farci attenzione, così negli anni ho scoperto che il 18 per me e anche per Federico è una data importante, sia in senso positivo che negativo.

Oggi il tempo è completamente mutato, piove e spira un forte vento.

Maddy

22 dicembre ore 21:40

Ieri sono stata da Federico in ospedale, era in dialisi, le analisi hanno evidenziato seri problemi ai reni.

Oggi la nostra gattina si è distesa in modo da godere il più possibile dei raggi solari, il tempo è di nuovo bello e lei ne approfitta, per altro, nel nostro bilocale/mansarda d’inverno il sole penetra per poche ore e solo durante la mattinata.

La zona dove abitiamo è lontana dal mare, nella parte bassa della città ed è coperta da enormi palazzi, vicino a casa c’è un bosco, quello nel quale quest’estate portavo Maddalena a spasso, dopo che Federico ed io l’avevamo fatta operare, salvandola, per l’ennesima volta, da morte certa.

Maddalena è il cane di strada del nostro quartiere e noi ce ne occupiamo giornalmente da 9 anni, è enorme, pesa più di 50 chili, è bellissima, ha occhi vivaci e intelligenti, nei miei confronti è estremamente affettuosa e protettiva, a volte anche troppo, nessuno mi si deve avvicinare se prima lei non si accerta che la sottoscritta non corre alcun pericolo. I postini la detestano …..e non solo i postini….

Dopo l’asportazione di utero e ovaie, necessaria a causa di una setticemia, abbiamo dovuto medicarla e curarla per mesi.

Per due settimane ha dovuto portare anche il collare elisabettiano, perché cercava di togliersi i punti leccando e mordendo la ferita, l’abbiamo ricoverata nel garage dei vicini dopo che la clinica veterinaria l’ha dimessa ed io ogni giorno, alle sei del mattino e alle diciotto, l’accompagnavo nel bosco con il guinzaglio.

In seguito le hanno dovuto anche asportare un tumore, per fortuna benigno e le hanno diagnosticato la lesmaniosi e la richeziosi, così per tutta la vita dovrà assumere farmaci, anche di questo mi occupo in prima persona, le medicazioni post intervento, invece, erano un compito di Federico, ora che lui é ricoverato dovrò chiamare la veterinaria a domicilio.

E’ paradossale che Maddalena appartenesse, se così si può dire, a colui che, in preda ai fumi dell’alcool, nel 2008 mi aggredì sotto casa, scambiandomi per la nipote, per questo episodio, l’ultimo di una infinita serie di reati, finì in carcere, anche se solo per tre mesi, abbandonando, per sua fortuna, la piccola Maddy, come affettuosamente la chiamo io, che se pur cucciola era già oggetto delle sue angherie.

Oggi dovrebbe arrivare il corriere con l’ultimo pacco dalla Spagna, da quando vivo qui i miei acquisti avvengono prevalentemente on line, questa volta ho ordinato una giacca di velluto, ho sempre adorato il velluto.

Recito tantissimo daimoku ogni giorno per Federico e anche per sostenere spiritualmente me stessa, sono completamente sola, ma cerco di non soffermarmi mai su questo pensiero.

Tra poco uscirò, devo fare benzina e comperare il cibo per Maddy ed Ameliè, ora loro sono una mia responsabilità, prima la condividevo con Federico.

Regali di Natale?

Non ho ancora deciso se fare o meno i regali di Natale ai familiari di Federico quest’anno, li farei soltanto a loro, in questo momento non sono certo dell’umore di andare per negozi a fare acquisti, fatico persino ad andare al supermercato, in ogni caso temo che se lo facessi potrebbero interpretarlo come una mancanza di considerazione della gravità della situazione, anzichè come un gesto d’affetto.

La nostra mentalità è molto diversa, a volte opposta, me ne sono resa conto appena arrivata qui; quasi sempre i miei comportamenti e le mie parole vengono fraintesi, anche la non condivisione dello stessa religione, purtroppo, ci allontana e questo mi ha sempre fatto soffrire, penso sinceramente che i principi di ogni fede, se rispettati nella sostanza e non nella forma, potrebbero essere utili a costruire davvero la pace, anzichè essere strumentalmente utilizzati per perpetrare inutili conflitti.

Quando giunsi nella loro famiglia, decimata giá da due gravi lutti, erano morti in successione il fratello ed il padre di Federico, non si festeggiava il Natale o qualsiasi altra ricorrenza ormai da anni, sua madre e sua zia, con le quali viveva, non si truccavano, si vestivano solo con abiti neri, non si concedevano alcunché e lo stesso, secondo loro, avrebbe dovuto fare chi entrava a far parte della famiglia.

La cosa mi colpì profondamente, arrivai proprio nel periodo di Natale ed il clima triste e rassegnato che regnava in quella casa era davvero opprimente, sono convinta che si possa rispettare chi ci ha lasciato senza mortificare se stessi e gli altri, ma è solo la mia opinione naturalmente.

Le cose successivamente cambiarono, il nostro fidanzamento, seguito dalla convivenza, fu motivo di gioia, di speranza e di rinascita, almeno nei primi 4 anni, e così, solo pochi mesi dopo il mio arrivo l’atmosfera era giá profondamente mutata, festeggiamo persino il mio compleanno, proprio a casa della famiglia di Federico.

Sembra trascorso un secolo da allora, la situazione si é trasformata, in senso peggiorativo, repentinamente ed inaspettatamente quando, nell’estate del 2004, comunicammo ai familiari di Federico di aver deciso di sposarci………….non avevamo certo previsto reazioni tanto negative a seguito dell’annuncio di un lieto evento, quale doveva essere, nei nostri progetti, il matrimonio.

Abbiamo così avuto modo di comprendere pienamente che come convivente ero ben accetta, come moglie non lo ero altrettanto.

La cosa più triste é stata scoprire che il primo pensiero che hanno formulato in relazione al nostro matrimonio riguardava la cappella di famiglia, perché in qualità di moglie avrei potuto acquisire dei diritti di sepoltura.

Le mie rassicurazioni sul fatto che non ne avevo alcuna intenzione non sortirono al un effetto.

Un Natale “indimenticabile”

26 dicembre ore 10

Ieri sono stata a trovare Federico, sono partita con la mia auto insieme ad un amico comune, Cesare, uno dei pochi che in questi mesi mi ha accompagnata a fargli visita.

Le condizioni fisiche di mio marito spaventano i più, alcuni mi hanno francamente confessato di non avere la forza di vederlo, invero è irriconoscibile, la sua pelle da ottobre ha assunto un colore bruno innaturale, attualmente non pesa più di quaranta chili, è alimentato con un sondino e non respira autonomamente ma solo grazie alla tracheotomia che gli hanno praticato.

Tanto tempo fa, prima di conoscerlo, le malattie mi spaventavano, mi turbavano, ora non temo più nulla, gli ospedali in questi diciasette anni sono divenuti per me una seconda casa, quando devi lottare per la vita di una persona che ami metti da parte le tue paure, ti fai forza e cambi, cambi per sempre, non puoi permetterti debolezze o cedimenti.

Questo é quello che fatto, lavorando ogni giorno su me stessa grazie alla pratica buddista.

Le notizie su Federico in questi giorni sono state sconfortanti, tra il vetiquattro ed il venticinque dicembre ha avuto due gravi crisi epilettiche.

Non mi ha riconosciuta ovviamente.

Sto pregando, spero e determino di avere buone notizie telefonicamente.

Oggi farò daimoku, cercherò di riposare, sbrigherò pratiche di lavoro arretrate, devo farlo, soprattutto cercherò di raccogliere le forze.

27 dicembre ore 13

Archiviato anche questo “indimenticabile” Natale.

Ho trovato il tempo di tingermi i capelli da sola stamane, ero indecente, del resto non me la sento né di andare dal parrucchiere, né di chiamare qualcuno a casa per aiutarmi a farlo, il risultato non è propriamente accettabile, ma considerate le circostanze…

C’è il sole, un sole pieno, Ameliè ne è felice, almeno qualcuno oggi è felice…

29 dicembre ore 16

Ieri sono stata da Federico, stava male ed anche oggi mi hanno confermato al telefono che le sue condizioni sono gravi.

Ho la febbre da due giorni, anche Federico ha la febbre.

Non posso vederlo, rischierei di peggiorare il suo stato di salute, è immunodepresso e mascherina, guanti, camice, calzari, cuffia non sono sufficienti a scongiurare un contagio.

Devo credere con tutta me stessa che questo momento passerà.

Voglio credere che le nostre vite non coincidano con la bieca sorte che tutti mi profilano all’orizzonte.

Il nuovo anno

1 gennaio ore 11

Ieri, trentun dicembre, sono stata da Federico in auto da sola, al ritorno mi sono persa ed ho vagato per ore per la città, città caotica, che non conosco.

Anita è rimasta con me al telefono mentre cercavo di trovare la strada per tornare a casa, era preoccupata, alla fine, dopo un percorso tortuoso in mezzo al nulla, il navigatore ha finalmente ripreso a funzionare e mi ha indicato la corretta via.

Nel tardo pomeriggio ho potuto riabbracciare Ameliè, ho bevuto una tisana, ho fatto gongyo di capodanno, mi sono messa gli obiettivi per l’anno nuovo e ci siamo coricate prestissimo.

Oggi parteciperò alla prima riunione buddista dell’anno, la più importante, quella di capodanno.

Nessun dubbio si dice fede (mugi wasshin)

2 gennaio ore 16

Splende il sole, l’obiettivo oggi è quello di lavorare, devo farlo, i liberi professionisti non hanno alcuna tutela, né se si ammalano, né se devono assistere un proprio congiunto.

Quando mi hanno operata due anni fa sono andata in tribunale con i punti sull’addome a quattro giorni dall’intervento.

I clienti attualmente mi chiamano a qualunque ora anche quando sanno che sono in sala di rianimazione accanto a Federico e non si tratta mai di questioni urgenti, rispondo o richiamo sempre.

Ieri, come sempre, sono stata dalla mamma e dalla zia di Federico, che vivono in un paese della provincia, a circa dieci chilometri da casa nostra, la strada è buia, piena di curve, devastata dalle buche, decisamente pericolosa, spesso sono costretta a percorrerla più di una volta al giorno e da quando Federico è in ospedale molte volte lo devo fare in piena notte.

Affronto tutto e non ci penso, non posso proprio permettermi di lasciarmi andare ad alcun pensiero negativo, ad alcun lamento, devo essere forte e determinata, la situazione richiede questo ed io sono allenata a farlo….. c’è chi mi ha definito eroica, non lo sono affatto, sono paziente, perseverante, collaborativa, in perenne lotta con mille dubbi, tuttavia, nessun dubbio si dice fede! Questo mi ripeto ogni giorno da anni.

Epifania

Mia madre mi ha sempre fatto regali in occasione del sei gennaio, anche da quando sono adulta, lo stesso ha sempre fatto Federico, ricordo in particolare il carillon che mi regalò nel 2004, di legno verde, con orsetti semoventi, lo stesso giorno mi portò una collana di vetro soffiato dai colori pastello, conservo ancora con cura entrambi.

Nel 2014, durante una delle furibonde liti scoppiate tra di noi, dopo che avevo scoperto il tradimento, il carillon cadde inavvertitamente, era posto su uno degli scaffali della libreria che si trova in cima alle scale, ero nervosa e con un movimento maldestro, mentre spostavo dei libri, lo urtai e lo ritrovai a pezzi in fondo alle scale.

Piansi e passai la notte ad incollare ogni singolo pezzetto, alla fine riuscii ad aggiustarlo, rimontai anche il meccanismo interno attraverso il quale viene prodotto il suono, ricollocai al loro posto gli orsetti e magicamente il carillon riprese a funzionare.

Adesso è qui accanto alla mia scrivania, in una posizione certamente più sicura………………..sarebbe bello se potessi “riparare” così facilmente anche il martoriato corpo di Federico……….

Ho deciso che, poiché ho estremo bisogno di leggerezza e non ho ovviamente ricevuto regali a Natale, né li riceverò per il giorno dell’epifania, provvederò io stessa a “premiarmi”, così ho ordinato una borsa on line, approfittando dei saldi, Federico approverebbe.

Sacrifici

Una volta questo periodo dell’anno era in assoluto il mio preferito, ho sempre adorato fare acquisti nella stagione dei saldi, fare shopping è una delle cose che Federico ed io facciamo sempre insieme, una delle poche che la sua malattia ci consente.

Non possiamo viaggiare, l’aereo per lui rappresenta un fattore di rischio, stare in luoghi affollati lo stesso, quindi, anche il treno ed il pullman sono esclusi, evitiamo parimenti cinema, ristoranti, se non in orari nei quali sono quasi sicuramente deserti, feste ed in genere qualunque cosa possa compromettere le sue già precarie condizioni di salute.

Negli ultimi nove anni abbiamo smesso persino di frequentare gli amici, hanno tutti figli piccoli, che spesso sono malati, dal banale raffreddore alle classiche patologie che si contraggono da bimbi, ovviamente per Federico qualsiasi contagio é rischioso.

La priorità di Federico è il lavoro, adora la sua professione, credo di non averlo mai visto così felice come quando ci hanno comunicato che aveva vinto il concorso in ospedale, era il ventitre dicembre del 2003.

Quando non lavora studia o legge, soprattutto libri di medicina.

Tuttavia anche il lavoro è scarsamente compatibile con le sue condizioni di salute, per tante ragioni, nonostante questo non si è mai fatto esentare dai turni, rimane ogni giorno oltre l’orario di servizio, non utilizza quasi mai le ferie ed usufruisce dei permessi che gli spettano per legge solo per il day hospital mensile, durante il quale pratica terapie ed effettua controlli.

In dodici anni è rimasto assente solo durante i suoi ricoveri e nel periodo della licenza matrimoniale.

Il nostro viaggio di nozze è durato solo tre giorni (più due di viaggio) ed i clienti mi hanno raggiunta telefonicamente anche in quei giorni.

La nostra vita è stata sempre caratterizzata dal sacrificio, su tutti i fronti, in primis quello di non poter avere figli, la scelta era tra sospendere le cure salvavita, alle quali Federico era sottoposto e provare a concepire un figlio o prolungare la sua vita continuando ad assumere i farmaci, che per altro, all’epoca erano sperimentali, ………..non è difficile immaginare per cosa abbiamo optato.

L’altro enorme sacrificio è stato rappresentato dalla decisione di vivere qui, per me significava essere lontana dal mio mondo, dalla mia famiglia, dal mio lavoro dell’epoca, dai miei amici, dalle mie abitudini, questa determinazione è stata il frutto di due ponderazioni: sua madre non avrebbe mai accettato di vivere lontana da Federico, né di trasferirsi con noi in un’altra regione ed il clima qui è il più favorevole per la patologia di cui lui soffre.

Più profondamente mi é stato fatto notare che il mio karma si accorda con quello di questo luogo e che la mia rivoluzione umana si sta compiendo proprio grazie a questo.

Quando ho la stato vitale alto lo percepisco e sento che qui ho la possibilità di trasformare il mio karma in missione.

Non affliggere la tua mente

3 gennaio ore 12

Mi ripeto: non pensare al passato, non affliggere la tua mente con pensieri negativi, riparti sempre dal presente, pensa che ogni cosa può essere risolta ed affrontata, che ad ogni problema corrisponde una soluzione.

Il sole oggi fa capolino tra le nuvole poi scompare.

Ieri ho fatto daimoku per tutto il giorno.

Tra dieci giorni saranno quattro mesi che Federico è ricoverato in ospedale.

Tra undici giorni saranno due mesi da quando è stato sottoposto al trapianto.

Ci avevano detto che la sopravvivenza all’intervento era statisticamente del quaranta per cento, ma le condizioni fisiche di Federico erano disperate, quindi le sue possibilità erano di gran lunga inferiori, invece si è risvegliato ed è ancora vivo.

Abito sola con Ameliè da quasi quattro mesi, mentre lui lotta per prolungare anche di un solo giorno in più la sua vita.

Flashback

Nel 2014 ho vissuto da sola proprio per quattro mesi, con me in verità c’era il mio amatissimo gatto, Fred, che purtroppo morì quell’anno, aveva quattordici anni.

Federico ed io lo avevamo salvato nel 2000, durante la nostra prima estate insieme, mentre soggiornavamo con sua madre, sua zia ed i suoi cugini nella casa al mare.

In quegli afosi quattro mesi del 2014 Federico viveva a casa di sua madre, vi erano dei lavori da eseguire nell’impianto elettrico ed in quello idraulico, inoltre sua madre e sua zia avevano avuto diversi problemi di salute quell’anno ed infine, ragione principale del suo momentaneo allontanamento, la sua ex amante ci stava perseguitando, in particolare si accaniva contro di me.

Avevo scoperto che lei possedeva diversi profili su un noto social network e che uno dei soggetti preferiti delle sue esternazioni ero proprio io, anche se non scriveva a chiare lettere il mio nome, non era difficile identificarmi….del resto questa è una piccola città e, in un certo senso, il mondo del web è ancora più “piccolo”.

Da quando quindici giorni prima ero venuta a conoscenza della loro relazione la signorina mi provocava continuamente, scrivendomi mail, telefonandomi per poi riattaccare o pubblicando fotografie, anche di lei e Federico insieme, il tutto rimaneva sulla sua bacheca per qualche ora al massimo, poi opportunamente veniva rimosso, così come il profilo sul quale tali provocazioni avvenivano, ma questo era sufficiente a far si che i nostri amici, i conoscenti comuni, i colleghi miei e di Federico, fossero resi edotti della “edificante” situazione che stavo vivendo.

La “gentile” signorina in una delle sue fugaci pubblicazioni lasciò persino intendere di aspettare un figlio da Federico.

Le chiacchiere in ospedale ed in tribunale si sprecavano.

I più coraggiosi o curiosi mi telefonavano per sapere se tutto fosse vero.

La circostanza di non poter esser genitori era uno dei nostri tasti più dolenti e lei, ben sapendolo, aveva deciso di “schiacciarlo” con tutta la violenza mediatica possibile, per essere certa non solo di infliggere dolore, in particolare alla sottoscritta, ma anche, quale effetto collaterale, di rendere impossibile la prosecuzione di qualunque rapporto civile tra me e Federico.

Ero stata operata d’urgenza solo tre mesi prima e non mi ero ancora ripresa, avevo dovuto assistere prima sua madre in un ricovero, poi Federico stesso, infine, sua zia per un intero mese di ospedalizzazione, dopo che era rovinosamente caduta da una scala fratturandosi un braccio ed una scapola, inoltre avevo emorragie continue a causa degli sbalzi ormonali.

E’ sempre stato così nella mia vita: ad ogni forte emozione la mia ipofisi perde completamente il proprio equilibrio, “devia”, impazzisce………così tra l’altro mi si erano formate delle cisti ovariche di grandi dimensioni, il dolore era intensissimo, i danni alla vista erano peggiorati, quelli alla cervicale pure e dovevo lavorare, in Studio qui sono completamente sola.

Il caldo peggiorava la mia perenne anemia, d’estate vivere per me è sempre stato faticoso, soffro di pressione bassa e ad agosto di solito precipita, così era avvenuto anche quell’anno……..la cosa della quale avevo più bisogno paradossalmente era un po’ di tranquillità…..

“Tranquillità”

Tranquillità è una parola che non appartiene al mio lessico da quando ho conosciuto Federico.

In 18 anni, non vi è mai stato nella nostra vita un momento che possa essere definito tranquillo.

Una storia d’amore che finisce è spiacevole, triste, fonte di dolore, ma un tradimento è devastante, la cosa peggiore è che l’amore in quel caso non cessa, non immediatamente almeno, non puoi semplicemente staccare la spina e smettere di amare qualcuno, anche quando apparentemente il sentimento si trasforma in odio, in rancore, in rabbia, anche quando sei accecato dalla collera, in realtà è sempre amore: amore ferito.

Cessano, invece, subito le componenti fondamentali di un rapporto di valore: stima e fiducia, almeno così é per me.

Non so se entrambe, almeno in parte, si possano recuperare, ricostruire; Federico ed io ci stiamo faticosamente “lavorando” da due anni.

Ad oggi siamo riusciti a dedicare le nostre vite alla creazione di valore, per noi e per gli altri, a volerci bene, a sostenerci, ad esserci sempre l’uno per l’altra, a mantenere un dialogo profondo, ad analizzare quanto ci è accaduto come coppia e le motivazioni che lo hanno indotto a costruirsi una vita parallela, tra queste sicuramente vi è la sua malattia ed in particolare il fatto che nel settembre del 2011 sia sopravvissuto all’ennesima crisi, riportando però danni gravissimi ed irreversibili, oltre alla consapevolezza che la successiva crisi sarebbe stata probabilmente fatale.

“Rispetto”

Tutte le altre volte che Federico aveva rischiato la vita eravamo riusciti ad affrontare tutto insieme ed a rafforzarci come coppia, avevamo sempre trasformato “il veleno in medicina”, ho sempre basato la nostra vita matrimoniale sul daimoku, la fiducia, la sincerità, la costruzione del noi e non del piccolo io: noi uniti potevamo far fronte a qualunque avversità e così è stato per dodici lunghi anni.

Nell’agosto del 2011 la diagnosi di essere un paziente terminale ed i danni irreversibili hanno cambiato Federico per sempre, da un lato si è chiuso al mondo e dall’altro ha sentito il bisogno di leggerezza, leggerezza che non poteva certo trovare in me o con me: io ero quella che per salvaguardare la sua salute, per prolungare la sua vita, gli ricordava continuamente quello che potevamo o non potevamo fare, anche nella vita quotidiana.

Ero divenuta, senza rendermene conto, la sua infermiera, nonché l’infermiera di sua madre e di sua zia…………….l’ho capito solo ora, ero altresì il loro Legale, la loro commercialista, la loro personal shopper, la loro “psicoterapeuta”, ecc….insomma la tutto fare sempre disponibile e non remunerata.

L’ultima precisazione non riguarda Federico, che è sempre stato generosissimo con chiunque.

In ogni caso, a prescindere da qualunque altra considerazione, ho sempre cercato di fare il massimo, di fare del mio meglio, di impegnarmi per rendere la loro vita lieve, ma per farlo ho appesantito e messo di lato la mia e, prima di ogni altra cosa, ho trascurato la mia salute.

Quando non rispettiamo noi stessi, anche se apparentemente stiamo mettendo buone cause, buone azioni a favore degli altri, non saremo a nostra volta rispettati.

L’ambiente, gli altri sono solo lo specchio che riflette la considerazione che abbiamo di noi stessi.

Da quando sono qui mi sono sempre messa all’ultimo posto, rispetto a Federico, sua madre e sua zia, godevo di buona salute e tanto bastava nella mia mente a far sì che loro venissero al primo posto.

Quando stavo male fisicamente mi auto convincevo di poter superare tutto con la fede e con la forza di volontà.

Prima di incontrare Federico ero stata ipocondriaca e da ragazzina anoressica, cosa quest’ultima che non solo mi aveva spiritualmente segnata, ma aveva lasciato in eredità nel mio corpo diversi danni.

Come sempre passavo da un estremo all’altro: ho sempre visto la vita alternativamente attraverso una lente bianca o nera, le persone che ho conosciuto mi hanno sempre amata o detestata ed io per tanto tempo ho fatto altrettanto, i miei rapporti personali erano profondissimi o praticamente inesistenti.

Ho sempre giudicato le situazioni in termini di giusto o sbagliato, in questo sicuramente incoraggiata non solo dalla mia indole, ma anche dalla mia professione.

Sono stata una ragazzina anoressica per poi attraversare, da adolescente, una breve fase di bulimia.

Il Buddismo mi sta insegnando la via di mezzo, quella che nella mia vita non esisteva, quella che non fa parte delle mie tendenze karmiche.

Tuttavia, spesso senza rendermene conto, ho deviato dal corretto percorso e sono ricaduta nelle mie vecchie abitudini mentali.

Lavorare su se stessi, sul proprio carattere, sulle proprie tendenze è un lavoro bellissimo ma complesso e deve essere svolto con la massima cura giorno per giorno.

Anche rispetto alla mia salute non ho avuto equilibrio: per dieci anni me ne sono occupata e preoccupata sin troppo, invece, dopo essere guarita dai disturbi alimentari, e soprattutto dopo aver conosciuto Federico, ho iniziato a trascurarmi, ho messo la sua vita ed in particolare la sua salute al centro del mio universo.

In realtà la fede è buon senso, saggezza, via di mezzo, tuttavia, l’obiettivo di salvare e prolungare la vita di Federico e dei suoi cari me lo hanno fatto “dimenticare”, volevo risarcirli di tutta la sofferenza che avevano dovuto sopportare, dei lutti che avevano subito, volevo dimostrare loro che la vita può essere bella, straordinaria e che attraverso la fede tutto diviene possibile, che i sogni possono davvero essere realizzati indipendentemente dagli ostacoli karmici.

Ho esagerato, ho travisato gli stessi principi della mia filosofia: rispettavo la loro Buddità, ma non la mia.

Solo dopo il tradimento ho cominciato ad avere questa lucidità, ad essere consapevole dei miei meccanismi mentali.

In fondo dovrei ringraziare l’ex amante di Federico per avermi fatto comprendere tanto profondamente quanto poco mi rispettassi.

Le sue azionie, quelle di Federico, nonché quelle della di lui famiglia, che diede il peggio proprio nel periodo in cui scoprii il tradimento, erano solo lo specchio del mio atteggiamento di mancato rispetto di me stessa.

In quel momento ho anche capito che la madre di Federico dava per scontato ogni mio favore, ogni mia gentilezza, ogni mio sacrificio, mentre lui per tre lunghi anni mi aveva ripagata di ogni rinuncia con una vita amorosa parallela, mettendomi da parte, “posandomi” semplicemente in un angolo della nostra minuscola casa, sotto una teca di vetro, come se fossi una preziosa, fragile, bellissima bambolina di porcellana, da non toccare, da ammirare da lontano.

Mi aveva esclusa dal suo mondo, aveva eretto tra di noi un muro fatto di bugie, si era rinchiuso in se stesso e, a modo suo, era addirittura convinto di proteggermi, tenendomi lontana dagli aspetti più oscuri della sua natura, che condivideva con la sua amante.

L’immagine della bambolina é una costruzione mentale di Federico, che ho faticato e fatico a comprendere e nella quale non mi riconosco, se non forse, in parte, per il mio aspetto esteriore o per la fragilità delle mie attuali condizioni di salute.

In realtà io era quella che rimaneva a casa a lavorare, a pulire, a cucinare, mentre lui, grazie ai turni in ospedale, riusciva a gestire abilmente una doppia vita.

Non ho mai dubitato di Federico, gli telefonavo e mi raccontava cosa stesse facendo in laboratorio, ovviamente gli credevo, invece era in compagnia della sua amante.

Non ho mai controllato il suo cellulare, l’ i pad o il pc mobile, il nostro matrimonio era basato sul rispetto e la fiducia, almeno così pensavo.

Quando parlavo con i medici e facevo loro notare che Federico non era più lo stesso dal settembre del 2011, mi rispondevano laconicamente che la gravità delle sue condizioni di salute, dopo l’ultima crisi, era perfettamente compatibile con il suo strano comportamento.

Federico non ha mai avuto il coraggio di confessarmi il tradimento ed alla fine quando per caso l’ho scoperto mi ha confidato che non me lo avrebbe mai detto, conoscendomi, non tollerava l’idea che lo avrei sicuramente lasciato e che sarebbe morto senza avermi accanto, questo pensiero in particolare per lui era inaccettabile.

Mi raccontò di avere provato a lasciare la sua amante dopo circa cinque mesi da quando la loro relazione era iniziata, ma lei aveva replicato che mi avrebbe contatta e raccontato ogni cosa, ogni dettaglio, ogni particolare e così fece davvero quando scoprii la sua esistenza.

Non riconoscevo più Federico, come era possibile che si fosse fatto ricattare per anni da una ragazzina?

Non era certo da lui, lui era sempre stato forte, impavido, coraggioso, non temeva nulla e nessuno.

In quei giorni continuava a ripetermi che al mondo aveva avuto solo una fortuna: quella di incontrare me.

Io avevo rinunciato a tutto per lui e mi aveva ripagata distruggendomi, non riusciva a convivere con questa idea, non riusciva a sopportare il dolore che mi aveva procurato.

Non aveva mai fatto soffrire nessuno prima di allora, l’unica eccezione paradossalmente ero proprio io.

Mi disse che forse aveva deciso di distruggere l’unica cosa davvero bella e di valore della sua vita: la nostra relazione, perchè era arrabbiato.

Per la prima volta non aveva più di stima di se stesso ed era consapevole che neppure io lo stimavo più.

Era disperato.

Crisi

Mi rendo conto solo ora, a distanza di due anni, quanto sia sempre stato particolare e complicato il nostro rapporto, falsato dalla sua patologia.

Quando in una coppia uno dei due è gravemente malato, tutto ruota attorno alla sua sopravvivenza, ogni altra cosa diviene secondaria, questo da un lato ti porta ad apprezzare ed a non dare mai per scontato quello che hai, quello che vivi, perché puoi perderlo in un attimo, dall’altro ti costringe a non staccare mai la mente dal pensiero costante e terrificante che, nel nostro caso entro quiindi minuti, la persona che ami di più al mondo può improvvisamente morire.

Ricordo la prima volta che ho davvero compreso cosa significasse amare una persona che era nata con una patologia tanto grave ed incurabile, era il 2005, stavamo già insieme da sei anni, convivevamo da sempre ed eravamo sposati da un anno e mezzo, di notte Federico ebbe una crisi e non me lo disse.

Cercò di reagire da solo iniettandosi i farmaci.

Quando mi svegliai era già troppo tardi, era rigido, non riusciva a parlare, respirava a fatica, dovetti cercare aiuto per sollevarlo e corremmo in ospedale, da lì con l’ambulanza partimmo per il centro specializzato più vicino, che si trova a due ore di strada da qui, un percorso interminabile per chi lo fa accanto alla persona che ama senza sapere se sopravvivrà.

Ogni volta che è accaduto, negli anni successivi, gli sono rimasta accanto tenendogli la mano e recitando daimoku, ho fatto di tutto, compreso dormire per terra in ospedale o non dormire affatto, non mangiare, non potermi lavare per giorni, a volte questo accadeva durante i miei sbalzi ormonali e quindi sopportavo le emorragie, l’emicrania, i dolori al ventre in condizioni disastrose.

In quelle circostanze ero sempre sola, la mia famiglia vive lontanissima da qui, per altro i miei genitori sono anziani e hanno a loro volta problemi di salute, quindi, mio fratello deve rimanere accanto a loro.

La zia e la madre di Federico non sono in condizioni di aiutarmi, per l’età, perchè non guidano, per il loro carattere.

Quando Federico è ricoverato purtroppo non mi devo preoccupare solo di lui ma anche di loro ed è estenuante.

Le pressioni fisiche e spicologhiche alle quali sono sottoposta da anni mi sfiniscono, i famigliari di mio marito nei momenti di crisi perdono la testa ed io devo fare uno sforzo considerevole per trovare dentro di me la compassione del Budda, la calma e la pazienza per reagire nel modo più opportuno e soprattutto per prendere da sola ogni decisione riguardo a Federico ed anche a loro.

Quando Federico non è presente a se stesso, a causa dei farmaci o per il dolore intensissimo che le crisi gli provocano e, quindi, non può operare delle scelte, sono le mie decisioni che possono determinare o meno la sua salvezza e ho pochissimo tempo per prenderle, la tempestività é essenziale.

Appena mi rendo conto che Federico sta avendo una crisi devo telefonare ad un medico specialista, questo anche di notte, ad agosto o a Natale, devo trovare qualcuno che lo sollevi e guidare con lui sofferente verso il pronto soccorso, dove, dopo l’accettazione, ed i primi esami clinici necessari, devo insistere per avere subito l’ambulanza, ammesso che sia disponibile, affinchè venga trasferito presso il centro specializzato, che si trova a centocinquanta km da dove viviamo, è necessario, per altro, che nel reparto vi sia un letto disponibile, ogni scelta, ogni minuto é cruciale, per Federico determina la differenza tra vivere o morire.

Tutto questo richiede buona fortuna, è necessario che ogni mia mossa sia quella giusta e vada a buon fine.

E’ una enorme responsabilità.

E’ estremamente stressante.

La cosa in assoluto più difficile é convincere, e spesso costringere, Federico a ricoverarsi, per farlo quasi sempre ho dovuto chiamare i suoi colleghi, Guglielmo o i nostri vicini di casa, che per noi sono veramente una famiglia.

Federico quando lo faccio si arrabbia terribilmente, non vuole che qualcuno lo veda In quelle condizioni ed é sempre convinto che la crisi passerá senza che vi sia la necessità di un ricovero.

Le prime volte scioccamente gli ho creduto, poi ho compreso che questo atteggiamento fa parte della sua non accettazione della malattia e che é estremamente pericoloso, quindi non posso assecondarlo in alcun modo.

Ho dovuto anche imparare cosa deve essere fatto immediatamente all’arrivo di Federico al pronto soccorso, sopratutto quando è di turno un medico che non conosce la sua rarissima patologia, ho imparato ad insistere nel farmi ascoltare e spesso ho dovuto e devo utilizzare la mia professione, anche se lo faccio con estrema riluttanza.

Quello che comunque alla fine fa davvero la differenza è la buona fortuna, posso dire e fare tutto quello che è necessario e farlo tempestivamente, ma devo trovare la persona giusta al momento giusto perchè lui possa sopravvivere ad una crisi.

Ci sono riuscita due volte nel 2005, due nel 2006, due nel 2007, due nel 2008, una nel 2009, una nel 2010, due nel 2011, una nel 2015, anche questa volta, anno 2016, Federico è ancora vivo, anche se la situazione è grave.

Con me, ogni volta, avevo ed ho l’Omamori, ricevuto il nove maggio del 2004 e poter recitare daimoku ovunque davanti al mio Gohonzon mi é sempre stato di grande conforto.

Nella mie tre borse porto sempre il libretto di gonqyo, il Jutsu ed un libro con i miei Gosho preferiti, che leggo anche a Federico, lui ama in particolare “L’inverno si trasforma sempre in primavera”, io “I tre tipi di tesori”, “Lettera ai fratelli”, “L’ottenimento della Buddità in questa esistenza”, “L’eroe del mondo”, “Gli otto venti”, “La tartaruga con un solo occhio e il tronco galleggiante”, “Una nave per attraversare il mare della sofferenza”, “Il generale tigre di pietra”.

Anche gli scritti del Presidente Ikeda in quei momenti mi incoraggiano molto, nelle lunghe ore di attesa nelle sale d’aspetto degli ospedali leggo il Nuovo Rinascimento o Buddismo e Società.

Di solito trovo sempre un articolo che sembra scritto apposta per me, per la situazione che sto vivendo.

Spesso leggendo le parole del mio maestro sento che sono rivolte a me e a Federico.

Dopo la prima crisi, avvenuta nel 2005, mi fu spiegato dai medici che dovevo intervenire tempestivamente, anche perché in passato Federico aveva già avuto due crisi devastanti ed i danni non erano prevedibili, né reversibili.

Quando subentra una crisi Federico deve immediatamente essere sottoposto ad esami diagnostici e poi essere “attaccato” ad una macchina, che nell’ospedale dove abitiamo non è disponibile, o meglio non vi è personale specializzato per farla funzionare.

La macchina serve per estrarre il sangue del paziente ed immettere sangue di un donatore sano, il procedimento si chiama eritrocito – aferesi dura dalle due alle tre ore.

Ogni crisi può colpire organi diversi, provoca infarti e può essere fatale, in particolare se colpisce organi già danneggiati, come nel caso di Federico.

Le crisi non sono preannunciate da sintomi e di solito si verificano in piena notte, nei periodi più freddi o più caldi dell’anno, per questo dopo il 2005, non sono più riuscita a dormire tranquillamente.

Mi sveglio diverse volte per controllare se Federico respira.

I miei tempi di reazione sono importanti e purtroppo vengono sempre rallentati dal fatto che lui ogni volta é convinto di risolvere la crisi con i farmaci, auto curandosi a casa.

Questa é la ragione per cui ho praticamente traferito il mio Studio a casa, in camera da letto per la precisione, del resto trattandosi di un bilocale altre stanze non ve ne sono, esco solo quando devo ricevere i clienti, per l’attivitá buddista, per fare la spesa o per andare dalla madre di Federico.

Temo sempre che subentri una crisi e di non essere presente, se Federico é di turno in ospedale la mia ansia diminuisce, anche se é accaduto che si sentisse male e attendesse la fine dell’orario di lavoro per salire nel reparto in cui viene di solito ricoverato in prima battuta, prima del trasferimento in ambulanza nel centro specializzato.

Federico é testardo e orgoglioso, non accetta la gravità della malattia e non vuole che la stessa abbia delle ripercussioni sul suo lavoro o su quello dei colleghi….ma così facendo mette in pericolo la sua stessa vita.

Viene ricoverato ogni mese per i controlli in day hospital in un centro specializzato della Regione ed assume ogni giorno un cocktail di circa venti farmaci, ma tutto ciò non è sufficiente ad evitare le crisi, anche se nei primi sei anni di assunzione della cura non ne ha avute, se non di lievissime e questo lo ha illuso di poter condurre una vita quasi normale.

Quando l’ho conosciuto non mi aveva raccontato nulla della sua malattia, lo ha fatto solo dopo circa un anno, quando avevo già deciso di trasferirmi da lui, mi ha rassicurata comunque sul fatto che la sua patologia non avrebbe comportato problemi rilevanti nella nostra vita.

Si illudeva e mi sono illusa anche io, l’amore è davvero cieco……azzera ogni logica.

Nel momento in cui per la prima volta un medico specialista mi ha spiegato la malattia di Federico sono rimasta atterrita, ho pensato che lui mi avesse mentito, nel frattempo avevo anche scoperto che suo fratello era morto a ventisette anni della stessa patologia, questo non aveva fatto che aggravare le mie preoccupazioni.

Federico mi aveva nuovamente rassicurato, affermando che la patologia di Iacopo, suo fratello, era molto più grave della sua.

Gli ho voluto credere, vivevamo insieme, eravamo innamorati e avevamo mille progetti.

Ho compreso solo successivamente che nonostante lui operasse nel settore medico, si era auto convinto che il suo fosse davvero un caso speciale, unico, che con la cura sperimentale e l’avanzamento della ricerca avrebbe potuto vivere come chiunque altro o quasi.

Così non è stato, confrontandomi con uno psichiatra ho anche capito che il suo non accettare la malattia in parte lo ha salvaguardato, sia dagli stati di ansia che la patologia comporta, sia aiutandolo nel decidere di portare avanti comunque i suoi progetti, i suoi sogni.

Ripensandoci, la prima persona alla quale Federico mente è proprio se stesso, del resto quando arrivai qui nessuno dei suoi parenti o amici era a conoscenza delle sue reali condizioni di salute e non avevano ancora ricollegato la morte di Iacopo ai malesseri che di tanto in tanto Federico accusava, lui ometteva di informarli e minimizzava ogni problema legato alla sua patologia.

Alla domanda come stai? Federico ha sempre risposto: benissimo, meglio di te! É il suo modo di incoraggiare se stesso, di non farsi mai commiserare ed anche di chiudere subito il discorso, lui é molto riservato riguardo ad ogni aspetto della sua vita, ma lo é in particolare quando si tratta della sua salute.

Io combatto contro la mia ansia davanti al Gohonzon con il daimoku e difficilmente rispondo a chi me lo domanda che sto benissimo, non riesco proprio a mentire, non é proprio nel mio dna, non riesco nemmeno ad essere evasiva, anzi sono sin troppo analitica nelle mie risposte e questo infastidisce molti, che, non comprendendo la mia natura e mi fraintendono.

Da quando vivo qui rispondo sempre lotto! Non posso parlare della malattia di Federico.

Lamentarsi sarebbe inutile e controproducente, lotto sintetizza bene il mio stato d’animo, la mia vita.

Ho sempre scartato il superficiale per abbracciare il profondo, anche prima di praticare il buddismo, ho sempre detestato la forma priva di sostanza, sono spontanea e diretta, sin troppo, anche questo viene sovente frainteso.

Sono emotiva e dovrei pensare mille volte prima di parlare, così non é, questo aspetto del mio carattere mi ha sempre danneggiata, ci sto faticosamente “lavorando”.

Tuttavia in relazione alla salute di Federico sono reticente per rispettare la sua volontà e la sua riservatezza, ma é inevitabile che le sue condizioni incidano sulla mia vita, sul mio umore, sul mio stato d’animo.

La sua patologia è rarissima e ad oggi la sperimentazione non ha condotto ancora a risultati concreti, inoltre le trasfusioni, alle quali ha dovuto sottoporsi sin dalla nascita, gli hanno provocato ulteriori gravi danni, in particolare a livello epatico, e questo è divenuto negli anni il suo vero punto dolente, il suo tallone d’Achille, il motivo per il quale oggi si trova a lottare tra la vita e la morte in ospedale.

Federico anni fa si sottopose al prelievo del midollo, fu uno dei pochi in Italia con la sua patologia ad accettare di farlo e lo fece nonostante i rischi che comportava, allora sembrava che gli studi scientifici negli Stati Uniti avrebbero portato a risultati significativi, come è in effetti avvenuto per altre forme meno gravi di malattie similari.

Ad oggi tuttavia ancora una cura non c’é, recito daimoku anche per questo, da anni, da quando chiesi una guida nella fede nel 2005 riguardo alla malattia di Federico.

La “morte” di Giulia

Nella nostra vita già così complicata il tradimento non me lo aspettavo, sino a quel momento Federico era stata la persona che stimavo di più al mondo, proprio per come aveva lottato sin da bambino per sopravvivere e poi per affermarsi negli studi, per aiutare gli altri con la sua professione e non solo, per come aveva affrontato e superato il dolore per la perdita di suo fratello e di suo padre, per come si prendeva cura di sua madre, di sua zia, di me, di mia madre, degli amici, persino degli estranei, per la sua bontà e generosità, per il suo ottimismo, per il suo amore per la vita.

Non l’ho mai sentito lamentarsi, non ha mai raccontato a qualcuno delle sue condizioni di salute, non ha mai usato la sua patologia come scusa, come alibi né al lavoro, né in altre circostanze.

Quando l’ho conosciuto voleva entrare a far parte di medici senza frontiere, di solito nulla lo fermava quando aveva un progetto, un sogno………..ma dal 1999, il suo sogno, il suo progetto, eravamo noi.

E’ triste e doloroso dover constatare che il rapporto meraviglioso, profondo, magico che avevamo è morto a causa delle bugie che mi ha raccontato, è stato soffocato dalle sue menzogne.

Io non sarò mai più la stessa, Giulia è morta alle 20:08 del due agosto 2014, nel momento stesso in cui ha sentito Federico conversare amabilmente con la sua amante, il cuore le si è fermato e quando è ripartito tutto era cambiato.

Non sono più la stessa dalla quella sera e non lo sarò mai più, una parte di me è scomparsa quel giorno.

Il tradimento è come un lutto, ti priva della fiducia in te stessa, della tua capacità di giudizio, di ogni energia, ti fa rileggere il passato in una chiave diversa, ti fa dubitare, di te, di tutto, di tutti.

Nel mio diario di quei giorni scrivevo: “dubitare di se stessi fa male, provoca un dolore profondo, é come sprofondare in un buco nero e esserne totalmente assorbiti, sparire fondendosi con la sofferenza e diventare una sua parte”

Se la sua amante non mi avesse pubblicamente offesa, diffondendo notizie sulla mia vita privata e sulla loro relazione, se non mi avesse telefonato, scritto, perseguitato, non avrei avuto motivo di prendermela con lei, quello sposato era Federico, lei non mi aveva promesso nulla, certo io mai accetterei di avere una relazione con una persona impegnata sentimentalmente, ma ognuno di noi ha valori diversi.

Io non credo che la passione, l’amore, l’innamoramento giustifichino qualunque cosa, non puoi fare del male, ferire, non rispettare gli altri e giustificarti dicendo semplicemente che la passione non può essere controllata o che hai sofferto nella tua vita e che, quindi, hai il diritto di perseguire la felicità a prescindere dal dolore che provochi.

Queste le giustificazioni che lei ribadiva nelle mail che continuava a scrivermi.

Ho dovuto diffidarla.

Del resto sarebbe bastato che Federico mi parlasse sinceramente nel settembre del 2011 e, mio malgrado, avrei accettato la fine del nostro rapporto, sarebbe stato difficile considerato ciò che avevo fatto per stare con lui, ovvero lasciare tutto e tutti, rinunciare alla mia tranquilla vita precedente, ma non avrei esitato, ognuno avrebbe proseguito per la sua strada.

La cosa più grave è che non è questo che lui voleva e me lo ha confidato immediatamente, Federico non ha mai pensato di vivere senza di me, questa idea lo terrorizzava, perché come diceva, apparentemente lui era quello forte nella nostra coppia, ma in realtà ero io quella che gli dava equilibrio, saggezza, coraggio, speranza, fiducia, stabilità, tutte doti che coltivo faticosamente e giornalmente da anni attraverso la mia fede, caratteristiche per le quali si è innamorato di me.

Lui mi vede come un fiore, in apparenza delicato, in realtà d’acciaio.

Ha persino ammesso che sperava di essere scoperto, non a caso non aveva cancellato, mail, post, foto dal cellulare e dai suoi altri tablet.

Alla fine piangendo mi ha chiesto di salvarlo, di salvarlo dalla sua parte oscura, quella parte che era emersa nel 2011 e che non riusciva a controllare, neppure attraverso le sedute di analisi che aveva intrapreso proprio a tale scopo già nel 2012….io ero convinta che lo avesse fatto per affrontare la sua patologa, del resto é quello che i medici gli avevano consigliato da sempre e che lui aveva rifiutato ogni volta con pervicace ostinazione.

Ad oggi non ho ancora recuperato la fiducia in Federico, mi domando come abbia fatto a mentirmi ogni giorno per tre lunghi interminabili anni, continuando per altro a dirmi di amarmi…….si tratta di più di mille giorni, una parte della stima che riponevo in lui, invece, è riuscito a riacquistarla, ho visto il suo impegno, soprattutto da quando la mia salute è peggiorata, sono certa che mi vuole bene, tuttavia, l’amore non è sufficiente e, a volte si ama in un modo sbagliato, lui mi ha amato in un modo sbagliato, sicuramente in un modo egoistico e cosa ben più grave io glielo ho permesso.

Federico è consapevole di avere distrutto i miei sogni, di avere frantumato quello che faticosamente avevamo costruito per dodici anni, di avermi illusa e delusa, del fatto che a causa del suo comportamento attualmente non credo più nell’amore, almeno non per come lo intendevo sino al primo agosto del 2014.

Avevamo qualcosa di speciale e lui lo ha buttato per una relazione sessuale o per vanità come l’ha definita lui stesso.

Quella famosa sera di agosto Federico ha dimenticato di spegnere il cellulare, dopo che ci eravamo sentiti e, attraverso il telefono integrato dell’auto nuova, quella acquistata nonostante la mia strenua opposizione solo quattro mesi prima, ha chiamato la sua amante, consentendomi inaspettamente di scoprire la loro relazione.

Da quel giorno lui odia quell’auto, per la quale abbiamo litigato per mesi e attraverso la quale ho scoperto in maniera così brutale la sua relazione.

Non dimenticherò mai le parole che ho udito, il tono della voce di Federico, la voce di lei, ogni particolare è indelebilmente impresso nella mia memoria: in un istante il mondo, per come lo avevo vissuto sino a quel momento, ha cessato di esistere.

Mi turba ripensare al fatto che quel giorno era iniziato facendo gongyo insieme, Federico non faceva mai gongyo con me, ma quel giorno aveva accettato di farlo.

Quando è tornato a casa, dopo che avevo sentito la loro conversazione, ha comunque cercato di mentirmi, ha negato, ha provato a convincermi che mi sbagliavo, che avevo frainteso, questo non ha fatto altro che acuire la mia collera, allora, tra le lacrime, ho sfilato la fede matrimoniale dal dito e l’ho lanciata, senza alcuna esitazione, nella tazza del wc, scaricando l’acqua due volte con violenza, per essere certa di non rivederla mai più.

Lui poi è riuscito “misticamente” a recuperare l’anello, non capiva che si trattava solo di un simbolo e che quello che lui aveva infranto, infangato, buttato, era ben più importante: era una promessa, era il nostro passato, il nostro presente, il nostro futuro, la nostra intera vita insieme.

Lo scorso anno a fine settembre, quando le sue condizioni si sono aggravate, mi sono rimessa la fede al dito, quando Federico l’ha vista, attraverso i guanti trasparenti che dovevo indossare prima di entrare nella stanza sterile in cui era ricoverato, gli si é illuminato il volto.

Io ricostruisco, riparto sempre, questo mi ha insegnato la mia filosofia di vita, ma due anni fa era difficile credere di poterci riuscire ed ero per la prima volta consapevole che non sarei ripartita da noi, bensí da me stessa.

La nostra vita per come l’avevamo vissuta era ed é finita per sempre.

Fred e Anacleto

Federico comunque tornò a casa nel 2014, a dicembre, proprio quando le condizioni di Fred erano già disperate, da sola non potevo più occuparmene, pesava oltre dieci chili e dovevo portarlo ogni due giorni in clinica.

In quel periodo, a seguito della scoperta del tradimento e dei problemi di salute avevo perso, in meno di un mese, oltre 6 chili e Beatrice stava cercando di evitarmi un secondo intervento, necessario a causa delle due grosse cisti ovariche che si erano formate, solo pochi mesi prima mi avevano asportato la cistifellea.

Per sdrammatizzare avevo dato un nome ad ognuna delle due formazioni sferiche che albergavano, senza il mio consenso, dentro di me: quella di sinistra l’avevo chiamata Federico, l’altra Ophelia, il nome della sua amante.

Beatrice stava cercando attraverso un farmaco di farle riassorbire, io le dicevo che sarebbero sparite quando sarei riuscita a convivere con il dolore provocato dal tradimento ed a trasformalo in qualcosa di positivo.

Federico tornò a casa l’otto dicembre, paradossalmente proprio a causa di Fred e due giorni dopo dovemmo decidere di “addormentarlo” per sempre.

Gli praticammo l’eutanasia a casa, dopo avergli fatto mangiare la mattina il suo cibo preferito (il carpaccio) e dopo che aveva trascorso due ore al sole, in balcone, dentro la sua “casetta” prediletta, come amava fare nelle belle giornate invernali.

Fred soffriva troppo, trascorsi l’intera notte precedente accanto a lui, ci guardavamo, lui sul divano, io sul letto, recitavo daimoku per lui, che ne adorava il suono, Federico quella notte era di turno in ospedale.

La mattina Fred non riuscii a scendere dal divano e dovetti prenderlo in braccio e posarlo a terra, neppure quando Federico rientrò con il carpaccio si mosse, dovetti di nuovo sollevarlo, per consentirgli di mangiare un piccolo boccone, quando poi non fu in grado di raggiungere nemmeno la lettiera mi guardò in maniera inequivocabile: non sopportava più di stare in quelle condizioni.

Il veterinario due giorni prima, dopo aver fatto ogni accertamento non ci aveva dato speranze, Fred non era più in grado di respirare, i suoi polmoni ogni due giorni si riempivano di liquido, che doveva essere aspirato manualmente in clinica.

Federico ed io gli siamo rimasti accanto, mentre il veterinario, venuto a casa, gli praticava l’iniezione, eravamo nella stanza dove si trova il mio Gohonzon, gli mettemmo addosso la sua coperta preferita, io recitavo daimoku e Federico lo accarezzava.

Nel pomeriggio Federico ed io decidemmo di fare per Fred una cerimonia funebre buddista, recitammo gongyo e poi lo seppellimmo insieme alle sue cose preferite ed ad un libretto di gongyo.

Ho visto piangere solo tre volte Federico da quando stiamo insieme: la prima in occasione della morte del Anacleto, il gatto di suo fratello, avvenuta in circostanze analoghe a quelle di Fred, pochi anni dopo il mio arrivo qui.

Il fratello di Federico, Iacopo, era morto nel 1992 ed il suo gatto era entrato a far parte della famiglia solo pochi mesi prima del suo prematuro decesso, per questo era super coccolato, salvarlo era l’ultima cosa che avesse fatto Iacopo.

La seconda volta in cui Federico ha pianto è stato quando ho scoperto la sua relazione clandestina e gli ho detto di andarsene da casa e di non farsi più vedere: per me poteva correre immediatamente dalla sua amante e rimanere con lei, si meritavano l’un l’altro.

La terza volta che ha pianto è stato quando è morto Fred.

Vedere con gli occhi del Budda

Proprio la morte di Fred ci ha indotti a tornare a vivere sotto lo stesso tetto, del resto le mie condizioni di salute erano pessime ed il mio stato d’animo pure.

Questo spingeva Federico a recitare daimoku, quando lo faceva lo sentivo immediatamente, la nostra relazione spirituale era ancora molto profonda.

Non ho mai contato quanti milioni di daimoku ho recitato in questi anni per lui, sono davvero tanti, è proprio vero che la malattia ti spinge a ricercare la via, ad approfondire, anche quando si tratta della malattia di chi ami.

La salute di Federico era ulteriormente peggiorata, in quei giorni ricevetti una telefonata significativa dai medici che lo avevano in cura, mi dissero che non voleva più curarsi e mi chiesero di andare a prenderlo in ospedale dove si trovava per accertamenti, non poteva tornare da solo in auto, era la seconda volta che accadeva dal 2011.

Federico non voleva più vivere, non senza di me almeno.

Io ero arrabbiata, ferita, delusa, perseguitata dalla sua amante, facevo avanti e indietro dalla Questura, per capire come tutelarmi ed era umiliante dover raccontare a perfetti estranei cose tanto intime della nostra vita.

Alla fine ho trovato dentro di me la forza di incoraggiare Federico, di chiedergli di recitare daimoku e di studiare insieme a me il Buddismo, di trasformare uniti questa ennesima sofferenza in qualcosa di positivo per lui, per me e per gli altri.

Avevo dedicato quindici anni della mia vita a cercare di prolungare la sua, riuscendoci e non volevo che ora la buttasse, la distruggesse.

Recitando daimoku, studiando il Gosho, ho trovato la forza pian piano di vedere Federico con gli occhi del Budda, di vederlo come un figlio che sbaglia, un figlio che ami e che perdoni nonostante ti abbia ferita a morte.

Tutto questo non implicava che il nostro rapporto sarebbe tornato quello che avevamo in precedenza, questo per me non era possibile e lui lo sapeva.

La sua ex amante ci lasciò in pace per il mese successivo, ma poi il quattordici gennaio ricominciò a tormentarmi posando una lettera, priva di mittente, sul parabrezza della nostra auto familiare, parcheggiata sotto casa, dal mio lato ovviamente, quello del passeggero.

Il contenuto della lettera era inequivocabile: non ci avrebbe mai consentito di dimenticare, lei era infelice, noi dovevamo esserlo analogamente per sempre.

A settembre le mie cisti erano scoppiate, a febbraio, se ne era riformata una sola di grandi dimensioni: Ophelia era tornata! Beatrice mi disse che questa volta difficilmente avrei potuto evitare l’intervento.

Dovevo riprendere il farmaco e monitorare la cisti ogni quindici giorni attraverso l’ecografia.

Federico riprese a fare daimoku sistematicamente per la mia salute, aveva rallentato dopo che era migliorata.

Mi domandavo se avrei mai potuto vedere Ophelia con gli occhi del Budda.

Il suo stesso nome per me evocava una qualche forma di calamità naturale, in effetti la sua comparsa nella mia vita poteva essere equiparata a quella di un devastante uragano.

Dentro di me già sapevo che avrei perdonato, che avrei trasformato la sofferenza con il tempo, ma che non avrei mai dimenticato.

Alzarsi da sola

L’unico altro periodo nel quale ho vissuto da sola, a parte quello attuale, risale al 2003, quando Federico vinse il concorso in un ospedale situato a 180 chilometri da qui.

Ci telefonarono il 23 dicembre dandoci la bella notizia e prese servizio il 31 dicembre successivo.

Eravamo felici, si trattava della realizzazione di un grande obiettivo, tuttavia, comportava il fatto che avrei dovuto rimanere in questa città completamente sola chissà per quanto tempo.

Lui rimase lontano per due lunghi anni, riuscii a farlo tornare con fatica dopo una lunga battaglia legale, del resto anche l’assunzione fu il frutto di un procedimento amministrativo, che avevo promosso per far applicare una legge “ignorata” dall’Ospedale.

Attualmente vivo da sola dal giorno del suo ricovero, quindi, da quasi quattro mesi.

I periodi durante i quali non vi è stata convivenza tra me e Federico sono quelli in cui sono cresciuta di più, questo è inevitabile, quando si è soli ci si impegna, anche mentalmente, a non lasciarsi mai andare, letteralmente ci “si alza da soli!”, non ci si può permettere cedimenti.

Vivere da sola mi ha resa sicuramente più sicura di me, più forte, ma non è stato semplice e non lo è tutt’ora.

5 gennaio ore 16

Ieri sono stata a trovare Federico, nessuna novità sulle sue condizioni.

La verità è che sto combattendo con un inizio di depressione.

Non mi succedeva da anni.

La depressione era una compagna “fedele” nella mia infanzia e nella prima adolescenza, per fortuna ho incontrato il Buddismo e iniziato a lavorare seriamente su me stessa.

Cerco di non spaventarmi.

Farò daimoku più lentamente da oggi e mi impegnerò a controllare i pensieri negativi, a non dar loro libero corso nella mia mente.

10 gennaio ore 9

Sono stati giorni difficili fisicamente e spiritualmente.

Combatto, non mi arrendo.

Ieri era uno dei nostri anniversari, quello in cui ci siamo conosciuti.

Federico è di nuovo in terapia intensiva, è peggiorato.

Ameliè ha un taglietto nell’orecchio sinistro, spero non sia nulla di grave, lei è delicatissima, ho contattato la veterinaria, dovrebbe venire a visitarla domani.

Continuo a scrivere ed a ripetere che non voglio credere che la “bieca sorte” sia la mia vita, sia il mio futuro, non voglio credere che sia quello di Federico, non voglio credere che sia il nostro.

11 gennaio ore 22

La mattina al risveglio è il momento più difficile dell’intera giornata, devo recitare tantissimo daimoku per alzare il mio stato vitale ed affrontare le ore successive.

Fa freddissimo, la nostra casa è sempre stata gelida ed umida d’inverno ed al tempo stesso torrida ed afosa in estate, si tratta di un piano rialzato mansardato ed è collocata in una zona bassa della città, proprio vicina ad un bosco.

Ci sono tuttavia anche tanti vantaggi a vivere qui, avevamo previsto un contratto di locazione annuale, invece siamo in questo bilocale da ben 17 anni, i nostri vicini di casa sono persone meravigliose, sono davvero la nostra famiglia, inoltre l’abitazione è vicina all’ospedale dove lavora Federico, al mio Studio ed al tribunale, in cinque minuti si arriva al centro della città a piedi, si può parcheggiare ed i turni di distribuzione dell’acqua non sono impossibili, tuttavia, il metano non è disponibile e le pompe di calore che abbiamo installato non sono certo un buon sistema di riscaldamento.

Possediamo decine e decine di coperte per far fronte ai rigori dell’inverno.

Io lavoro seduta davanti al pc indossando cappello, guanti, calzamaglia, pigiama, vestaglia, rigorosamente in pile, scialle e coperta.

Sono buffissima, questo contrasta con le serietà delle cose di cui mi occupo per lavoro, così conciata alla scrivania scrivo atti dai contenuti impegnativi.

Del resto anche il mio Studio è gelido, essendo anch’esso riscaldato solo da una pompa di calore.

13 gennaio ore 11

Ieri sono stata da Federico ed il medico finalmente mi ha dato notizie positive, ha definito le sue condizioni in netto miglioramento.

Sono tornata molto tardi, il numero dei cantieri lungo la strada aumenta ed il traffico era molto intenso, inoltre pioveva con grande intensità, per fortuna non guidavo io, al volante c’era il marito della cugina di Federico, che essendo da poco in pensione, mi accompagna sovente a trovarlo.

Mi chiedo se il peggioramento di salute, di questi ultimi mesi, di Federico non abbia come unico risvolto positivo il fatto che dopo dodici anni, ovvero l’intero arco temporale del nostro matrimonio, vi siano di nuovo rapporti costanti con i suoi unici parenti.

Da quando ci siamo sposati Federico ed io ci occupiamo da soli di sua madre e di sua zia, avvisiamo i suoi cugini quando si verificano fatti gravi, in particolare i ricoveri ospedalieri, ma ogni frequentazione o condivisione é cessata.

In questi lunghi anni ci siamo incontrati raramente, nelle occasioni indispensabili: matrimoni, lauree e funerali.

Nonostante le amare e cocenti delusioni subite in passato ad opera della sua famiglia, anche nel 2014 in occasione della scoperta del tradimento, nonostante la loro reazione alla nostra decisione di sposarci, oggi cerco di essere fiduciosa, di ripartire, di costruire.

Oggi non piove, sto recitando daimoku per riacquistare energie, mi sento molto debole fisicamente.

17 gennaio ore 15

Ho l’influenza, quindi, da domenica sono a casa, incredibilmente è nevicato e le strade per l’ospedale sono bloccate, quindi, le notizie sullo stato di salute di Federico le apprendo telefonicamente.

Da quando vivo qui è nevicato solo tre volte.

Ieri notte ho avuto incubi terribili, ricordo solo che volevo aiutare Federico ma non ne ero in grado.

Nonostante l’influenza recito daimoku tutto il giorno.

Sono completamente sola o meglio siamo completamente sole, Ameliè ed io…..come sempre.

Emorragia celebrale

17 gennaio ore 19.43

Una impiegata dell’ospedale mi ha telefonato alle 18.09, Federico ha avuto una emorragia celebrale, avevo cercato di avere sue notizie per tutto il giorno, mi avevano risposto che tutti i medici erano impegnati a gestire una emergenza, ora scopro che l’emergenza era Federico.

Le sue condizioni sono disperate, i medici stanno effettuando un consulto specialistico per decidere se operarlo, non avrò il tempo ed il modo di raggiungere l’ospedale prima dell’eventuale intervento, le strade sono ancora chiuse per neve e l’operazione è urgente, sempre che si decida di procedere in tal senso.

Ho telefonato subito al medico che ha seguito Federico per anni nel centro ospedaliero specialistico della stessa città in cui è ora ricoverato, centro all’avanguardia proprio in relazione alla sua patologia, mi ha detto che si sarebbe messo in contatto con i colleghi che hanno in cura Federico, ma non mi ha dato speranze.

L’impiegata mi ha riferito che mi avrebbero richiamato per farmi sapere l’esito del consulto e per conoscere le mie determinazioni: Federico non è capace di intendere e di volere, sono sua moglie ed anche il suo Legale.

Ho dovuto avvertire i familiari di Federico ed i miei, per ora abbiamo deciso di non fornire troppi particolari a sua madre, a sua zia, a mia madre ed a mio padre perché sono anziani, malati e per ora non possiamo neppure raggiungere l’ospedale a causa delle condizioni atmosferiche.

Sinceramente non mi aspettavo questo epilogo.

Cerco di essere forte.

Raccolgo tutte le mie forze.

Mi impegno nell’organizzare la partenza per l’ospedale.

Mi preparo a vedere Federico forse per l’ultima volta.

Non trovo più il bancomat e la carta di credito, chissà dove li avró messi.

Sono confusa, ma cerco con tutta me stessa di essere lucida e presente.

Non posso, non devo lasciarmi andare ora.

L’impiegata mi ha richiamata, ho passato tutto il tempo che è intercorso tra la prima telefonata e la seconda a fare daimoku.

Ho parlato finalmente con il neurochirurgo, in un primo momento era deciso ad operare, pensava che vi fosse qualche possibilità ed io avevo dato il consenso, poi mentre pregavo, con una terza telefonata mi ha informata che l’intervento sarebbe stato del tutto inutile, perché il referto degli esami eseguiti attraverso la risonanza magnetica aveva evidenziato che un intero emisfero del cervello era già irrecuperabile.

Il medico mi ha detto chiaramente che neppure se avessi insistito in quelle condizioni avrebbe mai operato, si sarebbe trattato di un inutile accanimento terapeutico.

Ovviamente non ho insistito.

Mi hanno chiesto di partire all’alba, Federico non è cosciente, mi hanno assicurato che non sta soffrendo, mi hanno confermato che le strade sono ancora interrotte per neve, ma che in caso di emergenza si possono trovare sistemi per raggiungere l’ospedale.

Ho la febbre, ma ora è il minore dei miei problemi.

Sto pregando, l’obiettivo è che Federico non soffra più, ha sofferto sin troppo a lungo.

Della mia sofferenza e di quella dei nostri cari mi occuperò in seguito.

Mi sento confusa, persa, ma ho il Gohonzon e devo reagire, per lui, per me, per tutti.

Mi ripeto: sono una donna della Soka Gakkai, ho il Gohonzon, ce la farò, devo, posso farcela.

L’importanza del numero 18

18 gennaio ore 14

Federico ha finito il suo percorso in questa esistenza.

Da oggi dovrò trovare il coraggio, la determinazione, la forza di continuare il mio cammino da sola.

Staccare la spina

20 gennaio ore 22

I particolari della morte di Federico sono difficili da descrivere.

Ho atteso ore in sala d’attesa per vederlo per non più di dieci minuti, durante i quali ho fatto gongyo accanto al suo letto.

Avrei voluto restare sino a quando i medici avrebbero staccato la spina, ma i parenti di Federico mi hanno detto che avrei dovuto comunicare di persona la notizia a sua madre e così sono tornata insieme a loro.

Ho parlato con i medici, mi hanno ribadito che Federico non c’era più, si trattava solo di attendere i tempi tecnici previsti dalla legge, mi avrebbero telefonato e confermato che la procedura era terminata.

Per arrivare a casa della madre di Federico ci sono volute quasi 4 ore, le strade erano ancora inagibili per neve.

Durante il tragitto facevo daimoku dentro di me, mentre già ricevevo le condoglianze via telefono, qualcuno aveva saputo della morte di Federico e aveva pensato bene di postare la notizia su facebook.

Quando finalmente sono arrivata a casa di mia suocera ho cercato per quanto fosse possibile di confortarla.

Dopo due ore l’ho lasciata con la sorella e gli altri parenti, non prima di aver concordato le modalità del ritorno della salma e del funerale.

Giunta a casa ho aperto il Gohonzon e ho iniziato a pregare.

Alle ventidue non avevo ricevuto ancora alcuna notizia dall’ospedale.

Ho telefonato ed una impiegata mi ha risposto che non avrebbero staccato la spina.

Ho preteso di parlare con un responsabile.

Sono stata richiamata dopo trenta minuti e purtroppo ho dovuto dismettere le vesti di moglie per assumere quelle di Legale.

Mi hanno comunicato di aver deciso di espiantare il cuore di Federico, ovviamente nessuno me ne aveva parlato.

Sapevo che mio marito non poteva essere un donatore a causa della malattia della quale soffriva, ne avevamo parlato a lungo, per altro, nessuno aveva richiesto il mio consenso, nessuno mi aveva avvisato.

Le telefonate si susseguivano e tra una conversazione e l’altra continuavo a fare daimoku, ho chiesto al responsabile se si rendesse conto che erano riusciti a peggiorare la più brutta giornata della mia vita.

Come sempre grazie al mio lavoro avevo gli strumenti per reagire, questo concetto l’ho espresso chiaramente, come il fatto che quanto mi stava accadendo non sarebbe più dovuto succedere ad altri in futuro.

Alla fine dopo due ore la commissione che si era instaurata per valutare l’espianto ha convenuto con me che, considerata la malattia genetica di Federico, a prescindere dal consenso, sarebbe stato inutile procedere.

Ero svuotata, sfinita.

Il funerale

Le esequie si sono svolte oggi nel paese di Federico, ho consentito che ogni scelta in ordine al funerale venisse fatta dalla sua famiglia.

Ho voluto tuttavia parlare con il sacerdote, gli ho raccontato di Federico, della sua vita, del fatto che l’unica sua disposizione in ordine al funerale era stata quella di leggere il Salmo del Buon pastore, mi ha risposto che era il passo che aveva letto il giorno prima all’arrivo della salma.

Ho pensato che non si trattasse di una semplice coincidenza.

Gli ho spiegato che in chiesa non avrei seguito a voce alta la messa, in quanto buddista, ma che avevo il massimo rispetto per ogni religione.

I colleghi di Federico hanno letto una lunga e toccante lettera durante la commemorazione.

Purtroppo ieri mia madre ha avuto una emorragia ad un occhio e mio fratello l’ha accompagnata al pronto soccorso, per lei la notizia della morte di Federico è stata devastante.

Ho la febbre e non dormo da giorni, stamane il mio oculista è dovuto venire a casa a visitarmi, non riuscivo letteralmente ad aprire un occhio.

Ora sono a casa, Anita resterà qui qualche giorno ospite di una amica comune.

29 gennaio ore 11

Non è semplice.

VINCI SU TE STESSA

3 marzo

Il ventun febbraio si è svolta la messa per il trigesimo di Federico.

Lascio che la sua famiglia organizzi queste celebrazioni, anche se non fanno parte del mio credo e neppure di quello di Federico, entrambi abbiamo sempre avuto il massimo rispetto per le convinzioni religiose altrui.

Resto al telefono per ore per risolvere problemi burocratici, ricevo clienti, lavoro, sbrigo commissioni.

Ho fatto pubblicare il testamento di Federico.

Ho ripreso l’attività buddista.

Per il mio compleanno è venuto Andrea a trovarmi, un viaggio di 1600 km, per non lasciarmi sola, è rimasto tre giorni, una mia cara amica, Margherita, gli ha prestato la sua casa vacanze.

Cerco di far fronte agli impegni, frequento i corsi per i crediti formativi dell’anno, mi tengo occupata il più possibile.

Mi ripeto costantemente di non affliggere la mia mente.

26 marzo

Giorno significativo, esattamente dieci anni or sono conoscevo Andrea, mentre tre anni fa venivo operata d’urgenza.

Non scrivo da più di tre settimane.

L’inizio della “guerra”

Il sei marzo è inaspettatamente iniziata una “guerra” per la successione di Federico.

Sono dimagrita tantissimo.

Mi sveglio ogni giorno alle cinque e venti del mattino, apparentemente senza motivo.

Ieri sono stata a cena a casa di Guglielmo, lui e la moglie cercano di farmi distrarre.

La mia vista è peggiorata di nuovo.

Fisicamente sono sfinita.

Non parlo più con la madre di Federico da dieci giorni, dopo che mi ha offesa pubblicamente.

Non me lo aspettavo.

10 maggio

Mia madre è tornata dopo quattro anni, l’ha accompagnata Maria, sono partite qualche giorno prima che l’ufficiale giudiziario mi notificasse l’atto con il quale mia suocera ha deciso di disattendere le volontà del figlio, impugnando il testamento.

La stessa sera, mentre ero in ospedale per sottopormi ad un accertamento, ho ricevuto una diffida.

Ho così compreso che non devo più confidarmi con alcun componente della famiglia di Federico, neppure in relazione alle mie condizioni di salute, stupidamente quella mattina avevo parlato al telefono della mia visita con una parente della madre di Federico.

Tutto viene utilizzato contro di me.

Non sono abituata ad essere in “guerra”, lo detesto, ci sarebbe ben altro di cui occuparsi.

La mia salute è pessima, questo è il risultato dopo diciotto anni profusi a curare Federico, sua madre e sua zia.

Trascorro i giorni tra accertamenti e visite mediche.

Ieri mi ha “lasciato” anche la lavatrice, dopo diciotto anni di onorato servizio.

29 maggio

Avrei tanto da scrivere, ma quando inizio a farlo dalla penna o dalla tastiera esce esclusivamente veleno e voglio concentrarmi su qualcosa di diverso e di più produttivo.

Gli esiti delle visite e degli accertamenti medici sono stati sconfortanti.

Devo davvero prendermi cura di me stessa.

Per la prima volta ho pensato seriamente di andarmene da qui.

8 giugno

Non riesco a dormire, mi addormento con fatica, mai prima delle sei del mattino.

Devo vincere su me stessa, anche se al momento mi sembra impossibile.

Recito daimoku e lunedì scorso ho chiesto un consiglio nella fede ad un responsabile.

Dentro di me c’è l’inferno, come mai prima d’ora.

Devo reagire, devo sconfiggere il dubbio, il dubbio che questa volta potrei davvero soccombere alla negatività.

Mi ripeto: nessun dubbio si dice fede.

Ragionare in base al codice civile in questa circostanza non mi è di alcun aiuto, anzi mi confonde.

Ho iniziato un milione di daimoku per capire se lasciare questa città o restare.

Vorrei scappare, ma scappare non fa più parte del mio modo di agire da moltissimi anni.

Oggi siamo arrivati a novantacinque giorni di odio del quale sono destinataria, me lo sento sulla pelle, brucia come se fosse olio bollente.

10 giugno

Il dolore è così intenso da farmi sentire schiacciata, va avanti così da giorni, la mente lavora in negativo in balia della sofferenza, il pensiero, illusorio, è che l’unica persona che potrebbe aiutarmi, capirmi, che mi voleva davvero bene, non c’è più e non tornerà.

La verità è che tutti siamo soli e dobbiamo trovare la forza di reagire senza aspettarci l’aiuto da parte di qualcuno.

15 giugno

Sto meglio, forse perché ho iniziato ad agire, il daimoku è servito, il mio stato vitale sta lentamente risalendo.

Domani andrò a cena da una collega.

Uscire è quasi una costrizione al momento ma mi impongo di farlo, così come mi impongo di lavorare.

18 giugno

5 mesi da quando Federico ha terminato il suo percorso in questa esistenza.

Ho appena finito di vedere un film: “L’uomo che vide l’infinito”.

A Federico sarebbe piaciuto.

E’ domenica, la prossima sarà una settimana impegnativa.

La domenica è il giorno più difficile della settimana.

Il futuro non esiste, non siamo certi che vi sarà un domani, solo il presente conta, occorre non sprecarlo, non consegnarlo all’ansia, me ne convinco.

Ieri il caldo era feroce, detesto il caldo, non amo l’estate, non l’ho mai amata.

Ho letto una guida del Presidente Toda questa mattina, mi sono un po’ spaventata, starò facendo abbastanza?

Mi ripeto che la bieca sorte non sarà il mio futuro, né è il mio presente.

Eviterò di alimentare odio, collera, lamentele, sono solo deleterie.

26 giugno

A volte penso che lottare contro la malattia di Federico sia stato più facile rispetto agli attuali problemi legati alla successione, sono in “guerra”.

Del resto la malattia è qualcosa che accade, non si sceglie, mentre le guerre iniziano con una decisione.

Vorrei leggerezza nella mia vita, non l’ho mai sperimentata.

27 giugno

Ho sognato Federico.

Ho bisogno di lasciar andare il passato.

Cerco di convincere me stessa che sarò in grado di risolvere tutti i problemi che si sono manifestati dopo la sua morte.

Sono consapevole che questo ad oggi è davvero il momento più buio.

Non dubitare

29 giugno

Non  dubitare
Non dubitare
Non dubitare

Non posso e non devo far assorbire tutta la mia vita dai problemi, anche se sono oggettivamente innumerevoli e fonte di preoccupazione costante.

“Vi sarà una causa per ciò è successo, ma è inutile cercarla, tu hai il Gohonzon. Dal momento in cui abbracci il Gohonzon e pratichi tu sei un Budda. Un Budda non odia gli altri, né si limita a piangere……Tu con la tua fede coraggiosa dovresti almeno mirare a diventare il pilastro della tua famiglia. La colonna marcisce perché sei piagnucolosa, perché non hai deciso di essere il pilastro della tua famiglia e per questo non ti senti responsabile. Se non stabilizzi la tua fede aumenterai soltanto le tue preoccupazioni. Alzati con un autentico risveglio da questo momento in poi. Sviluppa una fede profonda, rafforzati e fai il massimo con l’orgoglio di una regina. Semplicemente prova, ma se ti lascerai sviare dalle emozioni perderai. Considera la tua situazione con calma e poi prega il Gohonzon con sincerità. Ogni singola persona è importante, grazie alla fede di una singola persona tutti diventano felici alla fine” .

Rileggo questa guida di Toda, scritta nella rivoluzione umana, e cerco di metterla in pratica.

1 luglio

Ho sempre pensato che si può arrivare ad un punto di non ritorno, improvvisamente, inaspettatamente la tua vita cambia per sempre…………è davvero così? Forse no, forse non esistono punti di non ritorno.

2 luglio

Guardato un film.

Fatta la spesa: latte, yogurt, mozzarella, in pratica mi alimento di latticini.

Ieri sono riuscita a dormire per gran parte del giorno, questo è l’effetto del caldo, dormo per dimenticarlo, nella speranza di svegliarmi e scoprire che l’estate è finita.

E’ domenica, mi ripeto che il passato ed il futuro non esistono, c’è solo questo momento, quello presente e che devo cercare di viverlo senza affliggere la mia mente.

L’auto convincimento non funziona, quindi vado a recitare daimoku.

Sembra che il lutto abbia diversi stadi.

Non saprei individuare quello nel quale mi trovo.

Cerco di reagire con tutte le mie forze.

3 luglio

Non lasciarti sviare dalle emozioni.

Le abitudini sono una confortevole prigione? Confortevole forse non è il termine giusto, certo creano una sorta di falsa sicurezza, possono essere utili, basta non rimanerne imbrigliati.

Mi alzo, annaffio le piante in balcone, riempio la ciotola di Ameliè, preparo le medicine per Maddy, faccio colazione, gongyo, daimoku, lavoro.

8 luglio

Federico non è qui, ma non significa che non esista.

La sua essenza è in una dimensione diversa dalla mia.

Qui il suo percorso è finito mentre il mio continua.

Ne sono convinta.

Abbi fede

12 luglio

Sarebbe bello se tutti i problemi successori si sciogliessero come neve al sole.

Primo abbi fede
Secondo abbi fede
Terzo abbi fede

13 luglio

Vivo sola da dieci mesi, ieri abbiamo commemorato Federico sul suo amato luogo di lavoro, l’ospedale.

Non ho pianto, non ho voluto farlo.

Questa notte l’ho sognato e non stava bene, mi ha turbato.

C’è un caldo insopportabile in città, ieri ho partecipato alla riunione buddista, cerco di non mancare mai.

Voglio trasformare il mio karma………………la mia vita.

14 luglio

Credo che stare in casa non mi aiuti, così come questo caldo feroce.

Ho avuto incubi per la seconda notte.

Continuo a recitare nonostante il caldo e un po’ di depressione.

15 luglio

In un certo senso è come se fossi tornata bambina, devo decidere cosa fare della mia vita e sono sola nel farlo.

Obiettivo: liberarsi dalle paure.

Trovare la gioia di vivere, è sepolta dentro di me da qualche parte, deve essere così.

16 luglio

Il sole non splende per la prima volta da mesi.

Forse non si può vivere senza amore, ci si inaridisce.

Mi sto inaridendo?

La malattia di Federico era in fondo anche la mia, era una parte di me, la parte oscura con la quale convivevo, cercavo di tenerla a bada, di non lasciarmi sopraffare.

18 luglio

Incubi terribili anche la notte scorsa.

19 luglio

Non sto più recitando daimoku per risolvere i problemi ma per percepire la mia parte illuminata.

“C’è in questa lotta un momento fondamentale, è l’attimo in cui il potere del Gohonzon si sostituisce al potere della mente, il potere del daimoku al potere delle proprie capacità intellettuali. Da quel giorno si comincia a vincere”. D. Ikeda.

La lotta è credere di poter vincere sulle mie paure, sulle preoccupazioni, sulla sofferenza.
Mi impegno.

20 luglio

Voglio provare a fare qualunque cosa, anche la più piccola ed insignificante con estrema cura, con grande attenzione, con amore, quell’amore che non sento.

Voglio lasciare alle mie spalle il passato con il suo carico di dolore ed aprire la mia vita.
A volte in questi giorni rivivo sensazioni provate da bambina, brevi attimi nei quali ero spensierata ed il futuro era ancora una promessa.

21 luglio

Da quando è morto Federico è iniziata la mia lotta per sentire di poter ancora essere felice, nonostante tutto, per non soccombere al dolore, alla tristezza.

La vera prigione è la mia mente quando prospetta un futuro denso di problemi, condizionato dal passato, a questo mi ribello, ogni giorno.

Non mi lascerò sconfiggere.

23 luglio

Fa caldissimo, i giorni apparentemente sembrano susseguirsi tutti uguali, ma così non è.

Se rileggo le pagine del mio diario mi rendo conto che davvero sto facendo la mia rivoluzione, dentro qualcosa è cambiato, frutto del daimoku, dell’attività buddista e del confronto con i compagni di fede, soprattutto con Massimiliano, che è davvero un buon amico.

Devo vincere su me stessa.

Mi sembra sempre di essere ferma, ma è una illusione della mente, non lo sono affatto.

Oggi mi sono profondamente commossa davanti al Gohonzon, per tutto ciò che ho affrontato completamente da sola, sono così cresciuta!

Voglio imparare ad essere grata a me stessa, a volermi bene sul serio, a rispettare la mia dignità.

25 luglio

Federico esiste, non credo tuttavia, come mi ripete qualcuno, che mi veda e mi protegga, credo che questo sia un falso pensiero consolatorio, un modo, che non mi appartiene, per affrontare il dolore.

Devo alzare il mio stato vitale per affrontare le sfide quotidiane.

Devo fidarmi di me stessa, non dubitare delle mie decisioni e delle mie scelte.

31 luglio

Sabato è venuta Anita a trovarmi, fa sempre caldissimo, non ho molto da fare in questi giorni e quindi mi riposo, studio e recito tantissimo daimoku per far emergere dalla mia vita la gioia che non sento, per trasformare la sofferenza.

Vinci su te stessa e sii felice è lo slogan della divisione donne di quest’anno.

1 agosto

Sembra tutto fermo, immobile, ma certamente è un’illusione.

Sono di nuovo alle prese con gli incubi, mi sono svegliata alle quattro e ho faticato a riprendere sonno.

Oggi ci sono 38 gradi.

3 agosto

Ho sognato Federico, cerco di non lasciarmi andare, non è costruttivo.

Mi ripeto che non devo mirare alla sopravvivenza, ma alla felicità.

Sembra impossibile, ma nulla è impossibile.

La mia nuova parola d’ordine sarà: facilmente, perché al momento nulla mi appare facile.

4 agosto

C’è caldissimo.

Andrea è in Olanda, è partito per le vacanze estive, rimarrà all’estero per tre settimane.

Oggi alle diciotto ho un appuntamento di lavoro in Studio.

Recitare è faticoso con queste temperature, ma non demordo.

6 agosto

Ho sognato Federico anche la notte scorsa, cercava di far riappacificare me e la sua famiglia, non è la prima volta che mi capita.

Se la nostra vita è davvero il film che proietta la nostra mente, da ora in poi voglio formulare solo pensieri piacevoli.

“La chiave per vincere nella vita è nell’intensità con cui combattiamo durante il nostro inverno, dalla saggezza con cui affrontiamo quei momenti e dal significato che sappiamo attribuire ad ogni singolo giorno vissuto nella certezza che la primavera alla fine arriverà.” D. Ikeda

Non c’è alcun dubbio che sono nel pieno del mio inverno.

24 agosto

Questa sera sono stata invitata ad una cena e anche se non ne ho voglia ci andrò.

Oggi non fa caldissimo.

Domenica sono stata in trasferta, c’era una riunione di studio importante a cinquanta km da qui, lezione del Sig. Morinaka in streaming a casa di Massimiliano.

Domani Andrea tornerà dalle vacanze, mi sono mancate le nostre telefonate giornaliere.

Vorrei riprendere una qualche forma di attività fisica, ieri ho iniziato con dei piccoli pesi in casa.

1 settembre

“La determinazione di dedicare la propria vita a Kosen Rufu è fondamentale. Dobbiamo prendere una ferma decisione, ciò permette di far emergere la creatività, l’ingegno e la capacità di aprire la strada anche laddove sembra impossibile” D. Ikeda

Devo costruirmi una nuova vita, per ora vedo solo macerie, devo aprirmi una strada.

3 settembre

In base all’incubo di ieri notte posso dedurre le mie più profonde paure e dire che credevo di non aver più nulla da perdere…

Sono giunta alla convinzione che l’assunzione di melatonina agevoli i miei incubi, da oggi cesserò di prenderla.

4 settembre

Ieri ho letto il libro “Parlami di lei”, o meglio ho ascoltato l’audio libro.

Esperienza di lutto di una giornalista che ora pratica il buddismo.

E’ stato inevitabile confrontarmi.

A volte ho pensato che Federico, dopo che avevo scoperto il suo lungo tradimento, volesse andarsene per lasciare spazio nella mia vita, tuttavia non riuscivamo a lasciarci, anche se non eravamo più felici dopo tre anni di bugie, il fatto è che il nostro legame spirituale era fortissimo ed è quello che ora mi manca di più.

Esisteva tra di noi una connessione profonda, da sempre, da quando ci siamo conosciuti.

Mi rendo conto che non sono ancora riuscita a lasciarlo andare, a salutarlo definitivamente.

Ognuno probabilmente ha i suoi tempi di elaborazione.

Da quasi un anno vivo da sola.

8 settembre

Ho deciso di dedicare il fine settimana alla recitazione del daimoku.

Mi sono svegliata alla tre e quaranta del mattino e riaddormentata solo dopo più di un’ora.

Da mesi dormire è complicato.

Un anno or sono

13 settembre

Se un giorno ti toglie tanto, dovrebbe restituirti altrettanto!

Oggi è un anno da quando l’incubo è iniziato, quindi mi attendo restituzioni dall’universo.

14 settembre

Nessuna restituzione, anzi ieri ho toccato inavvertitamente un cordolo con la ruota anteriore destra dell’auto ed è scoppiata.

Distrazione?

15 settembre

Pensare agli eventi tragici mi fa male, non è produttivo, mi rende davvero distratta, me ne sono resa conto grazie all’incidente di ieri e anche a causa del sogno della scorsa notte.

Quando mi lascio pervadere dall’illusione della solitudine perdo, la mia vita si riempie di paure e vacillo, la parte oscura vince, quindi devo smetterla di pensare al passato, non devo auto commiserarmi.

25 settembre

Per diciotto anni il mio obiettivo primario è stata la salute di Federico, dal diciotto gennaio non può più esserlo, questo mi ha fatto perdere il mio equilibrio.

Il nuovo apparentemente impossibile obiettivo è: “vinci su te stessa”.

Il confronto con Massimiliano è sempre illuminante.

2 ottobre

“Si inizia a vincere davvero quando indirizziamo il cuore verso una direzione precisa. senza ma e senza se”.

Sabato scorso sono stata in ospedale, dovevo essere visitata dal fisiatra, devo modificare il mio stile di vita, a partire dalla postura scorretta.

Sogno spesso Federico.

Ricordi

3 ottobre mattina

16 anni or sono sostenevo l’esame di abilitazione.

Non voglio vivere di ricordi! Mi fa male.

Oggi ho rideterminato con una scadenza i miei obiettivi.

“Cosa è il successo nella vita? Il vero successo significa vincere nella battaglie con voi stessi. Chi persevera nell’inseguire i propri sogni, qualsiasi impedimento possa incontrare, è un vincitore nella vita perché ha sconfitto la propria debolezza. Se vi rifiutate di affrontare gli ostacoli vuol dire che siete già sconfitti. Il vero vincitore è chi si rialza ogni volta che cade”. D. Ikeda.

Ieri sera lunga telefonata con Massimiliano, abbiamo rafforzato la nostra determinazione a non nutrire dubbi e a non criticare noi stessi, gli altri, la vita.

3 ottobre sera

Mi circondo di quaderni, diari, agende, da sempre, lo trovo confortante, così come trovo rassicurante avere tra le mani una tazza con una bevanda calda, caffè, thè, cioccolata, latte, camomilla, tisana, a seconda del momento.

In casa ho sempre con me una coperta, la abbandono solo ad agosto, quella che uso in questi giorni mi è stata regalata da mia madre quando avevo sedici anni.

La felpa che indosso invece è stata acquista nel viaggio che feci in Germania dopo il diploma.

Ho la casa traboccante di abiti e coperte, tuttavia nel quotidiano uso sempre quelle più vetuste, le mie preferite, per questo Federico mi prendeva in giro.

Quando avevo circa tre anni mi portavo sempre dietro un maglioncino di lana rosa morbidissimo, la felpa e la coperta mi danno la stessa sensazione di sicurezza.

Ho alcuni ricordi vividi, scolpiti nella memoria, di quando ero piccolissima, ad esempio ricordo un regalo che mio padre mi fece quando avevo solo due anni, una borsa con tutto l’occorrente per giocare ad essere un vero medico, dello stesso periodo ricordo quando si allagò casa, potrei descrivere ancora oggi le sensazioni che provavo fissando stupita l’acqua che ci circondava.

Alcune cose, di solito non rilevanti di per sé, si fissano indelebilmente nella mia memoria: un giorno al parco con mia nonna, avrò avuto quattro anni, una mattina al circo con mia zia, un pomeriggio al circolo del tennis con alcune compagne di scuola media, una mattinata al mare con le amiche delle scuole superiori, non si tratta di giorni memorabili, eppure potrei descrivere ogni particolare, ogni colore, persino le frasi pronunciate in quei momenti.

Questi ricordi riaffiorano senza una precisa cadenza nella mia vita, il periodo al quale fanno riferimento è quello tra i due e i venti anni della mia esistenza.

Mi chiedo spesso la ragione per la quale ho trattenuto dentro non solo il ricordo di giornate significative ma anche quello di momenti di semplice quotidianità.

La morte di una persona cara mette in discussione tutta la tua vita, rimescola le carte, “sconfigura” il tuo sistema, niente è più lo stesso, sono alla perenne ricerca di un nuovo equilibrio.

Ansie, paure e insicurezze

4 ottobre ore 14:50

La giornata è iniziata corredata da ansie, paure, insicurezze, spesso mi accade in particolare il mercoledì.

Sei sempre nei miei sogni

5 ottobre

Bellissima riunione ieri sera. Ho sognato Federico la notte scorsa, come sempre, tranne una volta, nel sogno era convinto di essere vivo.

Voleva fare la spesa al mio posto per evitarmi di sollevare pesi.

L’unica notte in cui l’ho sognato ed era consapevole di essere morto è stato il giorno del suo decesso.

Nel sogno era in piedi nella nostra stanza da letto e mi diceva che era finalmente tornato nel suo posto, casa nostra, che poteva camminare e che era libero, finalmente non dipendeva più da nessuno.

Avremmo potuto continuare a parlarci nei miei sogni.

Successivamente, invece, ogni volta che l’ho sognato non era consapevole di essere morto, era quasi sempre preoccupato del dissidio tra me e i suoi parenti e cercava di sanarlo, senza riuscirvi.

Ultimamente non mi accade più.

Sono convinta che la sua essenza tornerà presto in forma manifesta, chissà dove.

Oggi la giornata è grigia, autunnale, di solito qui ottobre è quasi estivo, non quest’anno.

7 ottobre

Indagherò le ragioni del mio basso stato vitale.

I Lunedì e le Domeniche

9 ottobre

Splende il sole, è un autunno più freddo del solito, ma lo trovo gradevole.

Sto cercando di dissipare dubbi e preoccupazioni, quando lascio campo libero a queste ultime mi sembra di soffocare.

Ieri pomeriggio sono stata al cinema con Massimiliano, il film di fantascienza era bello ma angosciante, recitare daimoku insieme invece è stato gioioso.

Il lunedì per ora forse è la giornata più difficile, seguono il mercoledì e la domenica, per ragioni diverse.

Ieri, poiché non ero sola, la domenica non è stata pesante come al solito.

Oggi riparto cercando una nuova e più profonda determinazione.

I sogni per ora riflettono le mie ansie e paure, devo far emergere il sole dentro di me per rischiarare il mio spirito.

Incoraggiamenti

10 ottobre

“Non ti preoccupare, se continui a pregare con sincerità fino in fondo, sicuramente si aprirà un varco.” Daisaku Ikeda. 

11 ottobre
“Lo stato vitale è importante per riuscire ad accettare con calma ciò che ci succede, per guardare ai problemi con la giusta prospettiva e risolverli con atteggiamento positivo. La felicità emerge da questa condizione che abbraccia tutta la nostra vita”. Daisaku Ikeda
“Una persona che recita daimoku in ogni circostanza vincerà assolutamente”. Daisaku Ikeda

13 ottobre
“Qualsiasi cosa accada è importante vivere serenamente, con questa convinzione: io sono il sole. Vi possono essere giornate nuvolose, ma il sole continua a splendere sopra le nuvole scure. Anche nei momenti difficili continuate a far brillare il vostro cuore”. Daisaku Ikeda

Ho vacillato, sono caduta e mi sono rialzata

Ore 12
Ieri ho vacillato, quando mi viene inferto del male mi succede, devo rafforzarmi.

Nella mia vita non ho mai agito volontariamente allo scopo di ferire qualcuno e fatico a comprendere come, al contrario, ad alcuni questo comportamento venga naturale.

Da quando Federico è morto moltissime persone, in ogni ambito, hanno cercato di approfittare della mia situazione, lo trovo disgustoso.

La scorsa notte ho sognato Federico, stava finalmente bene, voleva fare tante cose, mi ha dato un bacio sulla guancia, l’ho vissuto come un gesto di congedo.

Credo che da oggi lo sognerò più raramente, sento che la sua essenza tornerà presto in forma manifesta.

Ieri mi sono chiesta se posso abituarmi a convivere con le preoccupazioni costanti, a fare in modo che non siano così assillanti, sono sopravissuta a tante cose in questi anni, devo riuscirci.

Ore 13.40
A volte penso che la mancanza di coraggio mi impedisca di sbloccare la situazione.

“Anche nei casi di estrema sofferenza o nelle situazioni più critiche arriverà comunque il momento in cui si potrà trovare una soluzione. Continuate a lottare con determinazione”. J. Toda

Mi rendo conto che rimanere inerme a fronte delle azioni della famiglia di Federico, come sto facendo, non è sicuramente la strategia corretta.

14 ottobre
Sono “precipitata”, ieri è stata una giornata strana, avevo fatto attività buddista ed ero felice, poi rientrata a casa ho scoperto l’ennesimo atto di prevaricazione, la questione successoria è lontanissima dalla definizione.

Ogni proposta di accordo che ho avanzato è stata respinta.

Alle ventidue ho chiesto telefonicamente una integrazione della guida che avevo ricevuto nei mesi passati.

Ero convinta che la situazione si potesse risolvere, ero sicura che il percorso fatto da maggio per dissolvere i sentimenti negativi che provavo nei confronti della famiglia di Federico sarebbe stato sufficiente, ma così non è.

Detesto le guerre, ma mi è stato fatto notare che non sono io ad aver iniziato le ostilità e che devo difendermi.

Non ho dormito.

15 ottobre

Sono “caduta” e mi sono rialzata.

Decidere di pubblicare!

16 ottobre

Andrea ed io da ieri abbiamo deciso di pubblicare ciò che scriviamo.

17 ottobre

Ore 8.30

“Per quanto la situazione possa sembrare senza via d’uscita è importante continuare a credere e non perdere la speranza. La speranza che abbiamo nel cuore non ha limiti”. Daisaku Ikeda

Ore 12.50

Cosa è cambiato? Tutto, anche se apparentemente non è mutato nulla.

I problemi sono gli stessi, ma in questo momento non assorbono più la mia intera vita.

Ci sono voluti mesi per dissolvere l’odio ed il rancore e per capire che perdonare e difendersi non sono in antitesi.

La mia vita non può coincidere con il male che mi viene inflitto, così come non coincideva con la malattia di Federico.

Un altro 18

18 ottobre

Ho raccontato la mia esperienza alla riunione buddista di oggi.

Perseverare

20 ottobre

Sintomi influenzali

“Tutto dipende da noi non dagli altri. Se cresciamo noi anche l’ambiente cambia…”. D. Ikeda

“Qualsiasi cosa accada vi prego di continuare a recitare daimoku nei periodi buoni come in quelli cattivi senza curarvi della gioia o del dolore, della felicità o della sofferenza. Allora potreste afferrare la vittoria nella vostra vita quotidiana e nella società”. D. Ikeda.

Qualcosa è cambiato

21 ottobre

Ho sognato Federico ieri notte, era consapevole di essere morto, indossava la camicia blu a quadretti bianchi, quella che aveva quando ci siamo conosciuti e gli immancabili jeans con la cintura color cuoio, quella che gli regalò suo padre.

Stava bene.

Non ho la certezza che sia veramente rinato, i miei sogni potrebbero essere solo la proiezione dei miei desideri, ma quando recito gongyo devo quasi ricordarmi di inserire il suo nome nella preghiera silenziosa per i defunti, è come se quello non fosse più il suo posto.

22 ottobre

Anche ieri ho sognato Federico, camminava per le strade di una città.
Nel sogno c’era anche sua madre, piangeva e mi chiedeva di perdonarla, diceva che non si era resa conto di come mi aveva trattata.

29 ottobre

Non scrivo da una settimana, Andrea ed io abbiamo iniziato a pubblicare sul nostro sito il mio diario e un romanzo a puntate.

Sto cercando di mettere in pratica l’ultima guida che ho ricevuto: lasciare che il mio avvocato mi difenda nella questione successoria.

Il cielo è grigio.

Ho diverse cose da fare: la spesa, passare a ritirare la posta in Studio, sicuramente recitare daimoku.

Fortunatamente Andrea mi fa amare il lavoro, è sempre stato bello lavorare insieme e lo è anche scrivere insieme.

Gli amici sono davvero il tesoro nella vita.

L’ora solare

 30 ottobre

Finalmente è tornata l’ora solare, così anche l’orologio della mia auto è di nuovo a ritmo.

Per mesi ho provato a regolarlo in base all’ora legale ma senza alcun esito, ogni volta tornava ostinatamente a segnare un’ora in meno.

Detesto l’ora legale e la mia auto evidentemente si associa.

Ieri sera, dopo mesi, ho mangiato una pizza, non sono riuscita a dormire.

Da quando ho eliminato dalla mia alimentazione pasta, pane, dolci e riso quando li assumo non li digerisco.

Oggi splende il sole e la temperature è mite.

Ho afflitto di nuovo la mia mente

Purtroppo ieri mi sono lasciata tormentare dalle preoccupazioni, ho afflitto la mia mente alla ricerca di soluzioni per la questione successoria……………non ne ho trovate.

Ora mi dedicherò al daimoku: è sicuramente più costruttivo.

La carta da gioco

Ieri sulla soglia dell’ingresso del mio Studio ho trovato una carta da gioco: il due di cuori.

Ho pensato subito al film il Raggio Verde, visto tantissimi anni fa.

Lo stabilizzatore

31 ottobre

“Quando si ha un obiettivo è come se il sole splendesse e nel cielo sconfinato del futuro è come se apparisse un meraviglioso arcobaleno di speranza. Quando si ha un obiettivo nella vita ogni passo del nostro cammino traboccherà di energia“ D. Ikeda.

“Non lasciarsi sconfiggere da se stessi è la chiave per vincere su ogni cosa” D. Ikeda.

Lo stabilizzatore ha cessato oggi la sua breve esistenza, questo mi ha costretta ad impiegare il mio tempo diversamente dal previsto: ho chiamato il tecnico, ha accertato il decesso, sono andata ad acquistare un UPS più economico, che ora giace in carica vicino al pc. Domani provvederò a collegarlo.

Unica nota positiva il fatto che, a differenza dello stabilizzatore, il nuovo UPS non è rumoroso, questo è rilevante visto che è collocato nella stanza dove dormo.

La morte e la burocrazia

3 novembre

Ho sognato Federico la notte scorsa, gli chiedevo di fare daimoku.

Da ieri ho nuovamente problemi con le utenze ancora intestate a Federico, ho perso il conto delle telefonate fatte, delle mail e delle pec inviate, mi chiedo se finirà mai, non solo devi convivere ogni giorno con la perdita dei tuoi cari, ma devi anche combattere con la burocrazia legata al decesso: la morte non è contemplata oppure quando lo è diviene una occasione di business. Lo trovo disgustoso.

Quasi ogni giorno la ferita legata alla perdita di Federico si riapre, cerco di non essere risucchiata dalla negatività, cerco di far fronte ad ogni incombenza: appuntamenti dal notaio, telefonate, commissioni…….

Non mi sento particolarmente in armonia con l’ambiente in questo momento.

Esercitarsi

4 novembre

Occorre elevare la nostra condizione vitale affinché le nostre azioni si radichino nell’altruismo e nella compassione.

Oggi anziché arrabbiarmi per i continui disguidi mi sono ripetuta questa frase.

Nel buddismo compassione equivale a comprensione, mi devo esercitare al riguardo, non è qualcosa che provo spontaneamente in particolare nei confronti di chi mi crea problemi.

Gioia: questa sconosciuta

5 novembre

“Vivere gioiosamente è importante. Dobbiamo indirizzare con ottimismo la nostra mente in una direzione positiva ed aiutare gli altri a fare lo stesso. E’ necessario sviluppare uno stato vitale in cui proviamo gioia qualsiasi cosa accada”. D. Ikeda

Questo è un altro punto particolarmente ostico per me, lo era prima della morte di Federico ora lo è a maggior ragione, ma mi impegno.

Gli Shoten Zenjin esistono

6/7/8/9 novembre

La riunione mercoledì è stata bellissima, ho conosciuto una ragazza, medico, lavora per medici senza frontiere, è stato un bell’incontro.

La non dualità di vita e morte

12 novembre

La morte è come un sogno dal quale ci si risveglia, è impermanente come tutto il resto.

La mia parte oscura mi “attacca” attraverso la tristezza e le preoccupazioni

Ieri sono stata un po’ triste, pensavo a quando Federico girava tutta la città in cerca delle caldarroste, in rispetto della mia tradizione di mangiarle l’11 novembre.

Ho perso due chili a causa dell’influenza, mi sento meglio, ho superato da anni l’anoressia, tuttavia il mio cervello calcola immancabilmente le calorie e non tollera il superamento dei cinquanta chili di peso.

Nonostante tutti i miei sforzi le preoccupazioni non mi lasciano, soprattutto di notte.

Sto studiando il Gosho Le quattordici offese: anche le preoccupazioni sono una offesa.

Quando siamo costantemente preoccupati per qualcosa significa che non ci affidiamo alla nostra Buddità, che non crediamo in noi stessi.

La vera sfida è riuscire a mantenere un atteggiamento sereno e pieno di speranza anche quando la situazione sembra senza via di uscita e non accenna a cambiare.

Quando lo stato vitale è alto riusciamo a relativizzare i problemi, non ci appaiono più come un muro invalicabile.

Lavoro ogni giorno su me stessa per costruire questo atteggiamento.

Personal Shopper

Ho visto finalmente il film che attendevo da tempo: Personal Shopper.

Non mi è piaciuto, non ho nemmeno compreso il finale, del resto quando le aspettative sono eccessive si rimane sovente delusi.

Il pesce

Ho fatto un sogno strano la scorsa notte, un pesce mi feriva lanciandomi degli aculei velenosi, qualcuno mi iniettava l’antidoto, ma perdevo comunque conoscenza e dovevo essere rianimata con le piastre.

Dopo la rianimazione mi alzavo senza concedermi il tempo di riprendermi, imponendomi di stare bene immediatamente, con il risultato che prima barcollavo e poi cadevo per terra, le gambe non reggevano, prima di svenire sentivo che qualcuno diceva: ti rendi conto che sei quasi morta?

Il significato mi sembra chiaro: sottovaluto i pericoli e non mi preoccupo delle mie condizioni, forse pretendo troppo da me stessa.

Diventare il sole

“Se continuerà a praticare questo Buddismo con costanza potrà senza alcun dubbio diradare le tenebre di qualunque sofferenza e vivere una vita felice. Recitando con impegno Nam Myoho Renge Kyo e dedicandosi con perseveranza alle attività della Soka Gakkai diventerà come un sole che brilla luminoso, tanto da rischiarare la sua famiglia e la comunità. Le lacrime non si addicono ad un “sole”. La prego di diventare una persona radiosa e sorridente”. D. Ikeda

Un 18 ed un 19 importanti

18 novembre

In questi giorni non sono in armonia con le persone che mi circondano, neppure con i componenti del gruppo buddista, neppure con Massimiliano.

19 novembre

Sono stata ad una riunione nella città in cui Federico è stato ricoverato per quattro mesi ed in cui è morto quasi un anno fa.

La strada è sempre disastrata, ci ho impiegato quasi tre ore all’andata e lo stesso tempo al ritorno.

E’ stata una vera sfida tornarci, soprattutto a livello emotivo.

Barcollo ma non mollo

22 novembre

Cerco di concentrarmi sugli impegni quotidiani per superare la tristezza, penso che la morte sia solo un’altra dimensione.

25 novembre

Le parole degli altri mi feriscono, è successo spesso in questi giorni.

Mi rendo conto che finisco sempre per mettere al centro della mia vita le persone alle quali voglio bene, in questo momento gli amici, in particolare Massimiliano.

Ho pianto, mi sono lasciata andare, mi sento sola, mi manca Federico, razionalmente mi ripeto che siamo tutti soli in realtà, il fatto di non esserlo è una mera illusione, nonostante il tradimento sento che nessuno potrà mai volermi bene quanto Federico, ma forse anche questa è solo una illusione.

Oggi i miei meccanismi di difesa di fronte al dolore sono improvvisamente crollati.

Dopo la morte di Federico, a maggio, ho fatto due sedute con una psicoterapeuta, mi ha detto che sono come i ragni: costruisco sempre, dopo ogni perdita riparto.

E’ vero, ma non oggi, oggi ho lasciato uscire la sofferenza dalla profondità della mia vita e ci ho “sguazzato” dentro, come facevo da piccola nelle pozzanghere.

Non ho voglia di uscire, neppure per fare la spesa, la qual cosa sarebbe necessaria.

Farò daimoku oggi e nient’altro………..cercherò di attraversare indenne la sofferenza.

“A volte incontriamo persone che si lamentano perché non riescono a provare gioia di vivere. La vera gioia non è qualcosa che ci viene data dagli altri, dobbiamo costruirla da soli”. D. Ikeda

“La vita è gioia. Anche la morte è gioia. Una persona che è vissuta fino in fondo senza rimpianti non conosce la paura della morte”. D. Ikeda

Cerco di imprimere nella mia vita questi concetti.

Amo questa città e il mio gruppo: una conquista

26 novembre

Sento per la prima volta in maniera profonda di amare ed apprezzare questa città ed il mio gruppo buddista: è una conquista!

Il mio lato magico, forse, è sopravvissuto

28 novembre

Federico aveva la capacità di fare uscire il mio lato magico, incontaminato, il mio vero io, quando ho scoperto il tradimento tre anni fa pensavo che quel lato fosse morto per sempre, in realtà non è così, con gli amici più cari sta riemergendo.

In questi giorni corro per impegni di lavoro, fiscali, incombenze successorie.

L’ufficiale giudiziario alla mia porta

30 novembre

Ieri alle dodici e quindici l’ufficiale giudiziario ha suonato nuovamente alla mia porta: la madre di Federico mi ha citata in giudizio per il testamento, non accetta le sue volontà, né un accordo.

Ometto il contenuto dell’atto: una pugnalata mi avrebbe fatto meno male, credo sia stato redatto con questa precisa intenzione ed ha colpito nel segno.

Mi ripeto: non covare l’offesa nel tuo cuore, l’offesa annulla ogni beneficio, il rispetto è l’opposto dell’offesa.

In questi giorni ricorre l’anniversario di matrimonio mio e di Federico, ogni notifica giunge in prossimità di ricorrenze: il compleanno di Federico, il nostro matrimonio……

Non ho dormito.

“Lasciar andare” Federico

5 dicembre

Mi sono svegliata piangendo questa mattina, ho “lasciato andare” Federico.

Un milione di daimoku

Ho iniziato un milione di daimoku alle diciasette e ventidue, ho determinato di finirlo per l’otto agosto dell’anno prossimo, dopo giorni strani, confusi, densi di turbamenti, ora mi affido e riparto.

Accettare di essere sola

9 dicembre

Ho tolto le foto del matrimonio dalle pareti di casa, non è stato semplice, ho tolto anche la fede dal dito: sono sola e devo accettare la realtà, questo è il mio presente.

Un ennesimo 18

19 dicembre

Vivo qui da 18 anni.

Massimiliano e il suo allontanamento

Ieri Massimiliano mi ha scritto un messaggio che mi ha profondamente ferita, anche se sono certa che non fosse nelle sue intenzioni farlo, nella nostra amicizia non c’è più armonia da quasi un mese, è incredibile perché sino a poco tempo fa il nostro rapporto era di grande valore per entrambi.

Con nessun altro riesco ad approfondire così tanto lo studio teorico e pratico del Buddismo.

Ha deciso di allontanarsi e lo devo accettare. In realtà non ci vediamo spesso, quasi mai, ma ci sentiamo costantemente, praticamente ogni giorno da mesi.

Tutto è davvero impermanente, per ora vivo il suo allontanamento come una nuova perdita.

Gli amici più cari sono la mia famiglia.

22 dicembre

Trascorrerò il periodo di Natale con Andrea e Luca, verranno qui in vacanza, questo mi ha davvero confortata. Ho prenotato loro una casa vacanze non lontana da dove vivo.

La libertà è il miglior regalo che si possa fare e ricevere

23 dicembre

E’ necessario e benefico lasciare andare ciò che ci è appartenuto e anche e soprattutto ciò che non ci è mai appartenuto: è la cosa migliore.

Se qualcosa davvero è stata nostra, se qualcosa davvero nel profondo della nostra essenza ancora ci appartiene, tornerà, in caso contrario troverà un’altra strada.

La libertà è il miglior regalo che si possa fare e ricevere.

Le sorprese della vita

29 dicembre

La vita ti sorprende sempre, in negativo ed in positivo e lo fa spesso proprio quando pensavi di aver compreso.

Dovrei smettere di usare la mente, livello basso di coscienza e utilizzare solo la nona coscienza, ci provo, ma sovente cado, mi sbuccio le ginocchia, come quando avevo tre anni.

Mi rialzo, sanguino, ma cerco di ignorare il dolore, perché viverlo sul momento mi è insopportabile, mi toglie il respiro, lo accantono, mi impongo di essere forte, impavida; sola, ricomincio a correre, le ferite fanno male, capisco finalmente che devo fermarmi, almeno per un attimo, e così con coraggio le osservo e mi concedo di curarle.

Rimarrà l’ennesima brutta cicatrice, imparerò dico a me stessa, farò in modo che le ferite non si riaprano.

Cerco allora per l’ennesima volta di capire quali siano i meccanismi interiori che mi riportano sempre al punto di partenza e cerco di togliere emotività, questo é il passaggio più arduo in assoluto.

Riparto a lavorare su me stessa con il daimoku, perché la mente è sempre inaffidabile, perché “pesca“ le risposte nel mio karma ed ormai è chiaro quale esso sia ed è altrettanto palese che io lo debba accettare se voglio trasformarlo.

Mi è stato consigliato di trovare un equilibrio tra mente e cuore, mai come negli ultimi trentacinque giorni questo mi è sembrato difficile, a causa della mia stessa intrinseca natura.

Devo ricominciare, senza mutare la mia personalità, la mia essenza, a ricercare, con assoluta convinzione e fiducia, a ricercare il sole dentro di me, ad essere paziente, a dare senza pretendere o giudicare, a perseguire i miei ideali di verità e giustizia senza ferire alcuno, a mettere quello che sembra mancare negli altri: amore, stima e fiducia, ad illuminare ogni mio lato oscuro.

La fine di un anno “indimenticabile”

31 dicembre

“Combatto duramente ogni giorno per arricchire, rafforzare, riscaldare, illuminare, schiarire, fortificare e rallegrare il mio spirito per amore del futuro” dal carcere J. Toda.

Un nuovo inizio

1 gennaio

ore 10

Non ho scritto granché durante il breve soggiorno di Andrea e Luca, siamo stati sempre in giro.

E’ stato bello.

Quando si sta bene il tempo scorre velocemente.

Ovviamente la loro partenza ha acuito il senso di solitudine che provo da quando Federico è morto.

Ieri ho recitato daimoku per circa tre ore poi sono stata a cena da amici, non ho dormito, mi sono svegliata di cattivo umore, con lo stato vitale basso, tra poco parteciperò alla prima riunione buddista dell’anno.

Gli obiettivi di Capodanno

ore 22

Determino di diventare più forte, di fare in modo che le mie ferite non si riaprano, di riuscire a farmi scivolare addosso i giudizi negativi, di togliere emotività, di trasformare davvero il dolore che provo, di rimettere al centro la mia vita, di smontare i meccanismi mentali che mi portano a soffrire, di non odiare chi mi ferisce.

Ecco i miei principali obiettivi per questo nuovo anno.

Ho trascorso la giornata in Studio.

Riflessioni mattutine

2 gennaio

Quando arrivo a un punto morto mi confronto, quando l’emotività prevale e perdo lucidità mi fermo e mi ascolto, quando l’equilibrio tra cuore e mente diventa instabile mi circondo di persone che mi conoscono delle quali mi fido senza riserve e le ascolto, quando soffro permetto a qualcuno di entrare nel mio “cerchio” e di romperlo, é doloroso, ma liberatorio, poi riesco finalmente a tornare a recitare daimoku con assoluta fiducia, libera, lasciandomi dietro ogni maceria interiore.

Pazientemente riparto da un filo, proprio come farebbe un solerte ragnetto, mi sembrò strano nel recente passato essere paragonata proprio ad un ragno, ora che ho compreso il significato profondo di tale affermazione ne vado fiera: costruire, qualunque cosa accada, partendo da dentro per arrivare agli altri e all’ambiente, è ciò che faccio da sempre, è ciò che faccio meglio, perché sono allenata a farlo e ho scoperto che lo si può fare anche con leggerezza, con gioia.

Così inizio da capo a tessere l’ennesima nuova tela, che sarà più bella di quella precedente, perché avrò accumulato ulteriore esperienza, anche se tutte le precedenti, costate anni di duro lavoro e sacrifici, sono state violentemente e repentinamente distrutte, fatte a brandelli, calpestate in meno di un secondo, del resto se non si costruisce non si ama, non si apprezza, si devasta.

Ho deciso di partire

3 gennaio

Ho deciso di partire, di lasciare per qualche giorno questa città, non lo faccio da un decennio.

Una improvvisa accelerazione

4 gennaio

Ho corso tutto il giorno e ancora dovrei fare mille cose, ma sono molto stanca, anche la mia mente ha corso e corre, invero, dal diciotto novembre tutto è cambiato, tutto si è improvvisamente accelerato, dal diciotto dicembre poi altri mutamenti o dovrei dire sconvolgimenti hanno profondamente inciso sulla mia vita, coinvolgendo anche la mia quotidianità: faccio cose diverse, ho orari diversi, frequento persone diverse, studio cose diverse, ho progetti diversi, io stessa sono diversa, non mi permetto al momento di esprimere giudizi in ordine alla positività o meno di tali inattesi cambiamenti, tutto è impermanente ed lo devo accettare, non posso rimanere ancorata al passato, anche se la mia natura mi indurrebbe a farlo, né concentrarmi sul rimpianto o sulla profonda sofferenza per quanto ho perduto, farei inutilmente del male a me stessa e a coloro che mi hanno amato.

Lo scrivo ma metterlo in pratica è tutt’altro che semplice, lotto strenuamente ogni ora di ogni giorno per rischiarare la mia parte oscura, per non lasciarmi andare alla deriva.

Il cuore e l’infinito racchiusi in un ciondolo

Ecco, a tal riguardo il diciotto di questo mese sarà un anniversario importante, il primo anniversario, il primo anno dopo il mio personale “diluvio universale”; insomma quest’anno il diciotto mi avvolge completamente, anche per la mia associazione è un anno determinante e guarda caso la data importante cade il diciotto.

8

Il numero otto significa apertura e rappresenta anche l’infinito, la scorsa Pasqua, nell’unico uovo di cioccolato che ho acquistato, ho trovato un ciondolo di metallo a forma di cuore con al centro il simbolo dell’infinito: un otto orizzontale, il cuore è un’altro dei simboli che mi circondano da mesi, che ricorrono nella mia vita, simbolo scontato, ma sicuramente avrà un significato.

Cuore

Circa due mesi or sono ho trovato davanti alla porta del mio ufficio una carta da gioco, l’ho prima girata, poi raccolta, i semi rappresentati erano due cuori, l’avevo conservata sulla mia scrivania, le avevo dato un significato positivo, tuttavia, il primo giorno di quest’anno, in preda ad un attacco di collera, ho cercato di strapparla, ma il materiale di cui era fatta mi ha reso impossibile l’impresa, mi sono allora intestardita, come solo io so fare nei momenti di folle rabbia e l’ho tagliata con la forbice (una forbice rossa con in cima un cuore spezzato), prima di gettarla, senza pietà alcuna, nel cestino.

Dovrò mettere più cuore in ciò che faccio? Certamente dovrò tenere a bada l’emotività, gli scatti di ira e quelli di collera, perché mi conducono sempre alla rovina nei rapporti personali, almeno laddove il mio interlocutore non mi conosce a fondo e percepisce di me solo quell’aspetto, aspetto che si manifesta sempre quando sento che i principi ai quali più tengo sono calpestati.

Se mi si conoscesse veramente sarebbe palese il fatto che questo è solo un aspetto marginale del mio carattere, un aspetto che in passato mi è servito per proteggermi, quando ancora ero molto fragile.

Trovare un equilibrio tra mente e cuore

Penso, comunque che il significato di tutti questi cuori sia un altro: mi ricordano che non ho ancora trovato quel famoso equilibrio tra mente e cuore.

Nuove rifelessioni mattutine

7 gennaio

Se prestassimo somma attenzione agli avvenimenti della nostra vita, se li annotassimo nel corso degli anni, inserendo anche le date e poi li rileggessimo uno dopo l’altro, come se si trattasse di un libro, se riuscissimo a togliere per un attimo l’emotività nel riesaminare la nostra presente esistenza, come se fosse un film, saremmo in grado di cogliere un filo conduttore in quanto ci accade, riusciremmo ad individuare il nostro karma.

Vederlo certo è solo il primo passo, il secondo, il più difficile in assoluto, è accettarlo, perché spesso a noi sembra che non abbia alcuna connessione con le cause che abbiamo posto nella nostra vita, a volte sembra ingiusto e vorremmo rifiutarlo, ci sentiamo solo vittime impotenti degli eventi.

Il terzo passo è trasformare il nostro karma negativo (esiste anche quello positivo per fortuna), non solo scegliendo con cura ogni azione, pensiero e parola da quel momento in poi per non alimentare le nostre tendenze ed i nostri attaccamenti, ma usarlo per comprendere ed incoraggiare gli altri, trasformarlo in missione, per far nascere da qualcosa di doloroso, di negativo, dalle nostre più profonde sofferenze, qualcosa di nuovo, di creativo, di bello e di valore.

Possiamo, se vogliamo, individuare i nostri meccanismi interiori, quelli che ci portano sempre al punto di partenza, quei meccanismi che ci impediscono di essere liberi dai nostri usuali schemi, possiamo vedere con chiarezza i collegamenti tra la nostra vita e quella di chi ci circonda, anche di chi ci ferisce deliberatamente o involontariamente, tra noi e l’ambiente dove viviamo, tra noi e il nostro lavoro, tra noi e la nostra famiglia e comprendere che tutto quello che ci accade ha una connessione profonda con la nostra esistenza, che nulla, proprio nulla, neppure gli eventi più drammatici, succede per caso, che nulla è permanente e che nulla è semplicemente negativo o positivo, che davvero esiste la non dualità tra bene e male, che non è solo un concetto astratto, perché utilizzare ciò che ci accade di negativo per creare valore o, viceversa, usare ciò che ci accade di positivo per fermare la nostra crescita dipende solo ed esclusivamente da noi.

Ogni cosa che ci circonda ci invia segnali continui, segnali che riguardano noi stessi, è necessario imparare a coglierli.

E’ una bella responsabilità! E noi, a volte, vorremmo scappare, è più facile credere al destino, rassegnarsi, recitare il ruolo di vittime impotenti e cercare commiserazione negli altri o delegare qualcuno a risolvere i nodi della nostra vita o ancora appoggiarci a chi amiamo, ma sono tutte strategie inutili, servono solo a rimandare la risoluzione dei punti cruciali della nostra vita, quelli che ci impediscono di essere veramente felici, quindi, prima iniziamo il lavoro su noi stessi, prima vinceremo e saremo felici, in senso assoluto si intende.

Non è semplice ma mi impegno

10 gennaio

Non è per niente semplice, non per me almeno, ma mi impegno al massimo delle mie forze per allontanare i dubbi che inquinano la mia mente e punto decisa verso il sole, anche quando non lo vedo affatto, la mente spesso devia il mio cammino, quando razionalizzo troppo mi depista, anche il cuore mi porta sovente fuori strada, quando gli permetto di prendere il controllo, quando l’emotività prevale; ricerco la via di mezzo, l’equilibrio, sbandando ora verso l’una ora verso l’altro, ma alla fine ci riuscirò.

15 gennaio
Corro da due settimane senza sosta tra questioni burocratiche relative alla successione, visite mediche, lavoro e riunioni di gruppo.

Un muro tra di noi

16 gennaio
A volte inaspettatamente si creano dei muri di silenzio, è quello che è successo tra me e Massimiliano da fine novembre.

La commemorazione di Federico

19 gennaio

In commemorazione di Federico ho fatto celebrare una messa per amici e colleghi cattolici, domenica invece ci sarà la commemorazione buddista con il mio gruppo.

E’ già trascorso un anno.

L’oscurità ieri ha vinto

Il giorno dell’anniversario il quadro preferito di Federico è caduto rovinosamente a terra staccandosi dalla parete.

L’oscurità dentro di me ieri ha vinto alla grande.

Il frullatore

21 gennaio

Tanto tempo fa una mia amica disse che le sembrava di stare all’interno di un frullatore azionato alla massima velocità, mi sento proprio così.

Illusioni e delusioni

27 gennaio

Essere delusi, essersi illusi, non dipende mai dal comportamento altrui, bensì dal proprio, dall’aver reso qualcuno una priorità, accettando di ricoprire in cambio un ruolo secondario, marginale, banale.

Mettere per la prima volta Giulia al centro del mio universo

Noi stessi dovremmo essere il centro del nostro “universo”, senza cadere nell’egocentrismo, se davvero ci rispettassimo profondamente gli altri farebbero lo stesso.

Testo e fotografia di GiuliaClaudia Ferrari

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Andrea Ferrari e GiuliaClaudia Ferrari